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Lo chiamavamo “dischetto”. Si chiamava floppy

I floppy disk da 3.5 pollici sono nati nel 1981 e nel 2011 termineranno il proprio ciclo di vita: Sony ne sancisce la fine ufficiale, mentre pochi sporadici produttori continueranno a distribuirli per piccoli mercati costretti a preservarli

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Si consuma l’ennesimo addio nel mondo dell’informatica. I “Floppy disk”, il supporto su cui ha iniziato a lavorare la generazione degli attuali 30enni, vanno definitivamente in pensione. Il “coccodrillo” dei floppy è comparso ormai su tutti i media celebrando malinconicamente l’ennesimo passaggio storico: se ne vedranno in circolazione per un anno ancora, poi la dismissione di ogni attività ne farà definitivamente un oggetto da museo e da racconti del passato che fu.

Il floppy da 3.5 pollici nasce nel 1981 e tutti ricordano l’ultima versione da 1.44 MB che ha spopolato in tutto il mondo. Era un’altra informatica, era un’altra dimensione: ai tempi 1.44MB erano in grado di conservare grandi files e addirittura dei giochi, qualcosa che oggi appare quasi impensabile. Il Floppy ha iniziato a manifestare tutti i propri limiti nel momento in cui un disco era qualcosa in grado di non reggere neppure un MP3: l’arrivo dei CD ha surclassato definitivamente il vecchio supporto, costringendolo ad ambiti specifici ed a funzioni residue in attesa del passaggio di mano. Curiosamente il primo addio lo si era celebrato a inizio 2003, quando Dell annullò definitivamente il proprio supporto ai floppy disk (5 anni dopo la medesima scelta già operata da Apple) e la cosa si impose come addio definitivo al drive “A:” dei desktop pc.

Floppy Disk

Floppy Disk

Il passaggio di mano ultimo e definitivo, spiega il Mainichi Daily News, arriverà entro il prossimo anno: a partire dal Marzo del 2011 Sony terminerà definitivamente la produzione dei floppy, un prodotto che nel 2009 è comunque ancora stato venduto in 12 milioni di unità. Mentre il funerale verrà celebrato dal colosso, però, qualcuno tenterà di recuperarne il mercato residuo nonostante siano ormai passati 30 anni dall’esordio: Maxell e Imation, infatti, ancora non hanno fermato la distribuzione e floppydisk.com mette ancora a disposizione tutto quel che serve per prolungarne ulteriormente un ciclo di vita ormai relegato a esperienza di nicchia.

L’addio ha i toni dolci della malinconia, ma ha il gusto amaro dei problemi che furono. Ha il sapore dei floppy rovinati, di quelli che restituivano improvvisamente messaggi di errore e si manifestavano irrecuperabili dopo il primo tonfo dalla scrivania. Ha il rumore della molletta di scorrimento che si sganciava e rendeva inutilizzabile il supporto ed i file ivi contenuti. Traccia il ricordo di un oggetto della quotidianità che ha sì fatto la storia, ma con mille problemi che rendono particolarmente soave l’odierno uso delle penne USB da svariati GB e ferma affidabilità.

Li chiamavamo “dischetti”. Se ne scambiavano in quantità, diventavano una moneta nel baratto dei file. Ora Sony ha deciso che non servono più. Ma il mercato lo aveva deciso già da tempo.

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