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Apple nel mirino dell’antitrust USA

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Il botta e risposta tra Apple e Adobe, andato in scena la scorsa settimana, ha sollevato un vespaio di polemiche che difficilmente potrà acquietarsi a breve. Anzi, la situazione sembra farsi sempre più contorta, tanto che alle reciproche accuse mosse dai vertici delle due aziende, si sarebbe aggiunto l’interessamento degli organi antitrust americani.

La Federal Trade Commission e il Department of Justice sarebbero in procinto di avviare un’inchiesta sulla posizione di Apple, per chiarire se il suo operato violi in qualche modo le norme vigenti, negando l’utilizzo di strumenti third party nel processo di sviluppo delle applicazioni per iPhone e iPad. La prima testata d’oltreoceano a riportare la notizia è stata il New York Post.

I dispositivi prodotti da Cupertino sono sempre più diffusi e il volume d’affari mosso dalla vendita di applicazioni sviluppate appositamente per loro è in continua crescita. Per ogni software scaricato a pagamento dall’App Store, ai loro creatori viene restituito il 70% dei ricavi, mentre il restante 30% finisce nelle casse di Apple. I costi legati al processo di sviluppo, non certo trascurabili, sono però completamente a carico dei programmatori.

Secondo Michael Chang di Greystripe, un’applicazione può costare circa 75.000 dollari se basata su tecnologia Flash, più qualche altro migliaio di dollari per l’adattamento alla piattaforma Android, ma a causa delle restrizioni imposte da Apple, il suo porting per iPhone e iPad richiede un impegno economicamente quantificabile in altri 75.000 dollari, il più delle volte non sostenibile.

Quale sarà la contromossa di Steve Jobs? Una soffiata giunta alla redazione del WSJ vorrebbe la società di Cupertino intenzionata a rivedere la propria posizione, con una modifica delle linee guida inserite nel pacchetto iPhone 4.0 SDK messo a disposizione degli sviluppatori, così da evitare l’insorgere di nuove grane legali.

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