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Facebook nel mirino della Commissione Europea

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Cambiare sì, ma nel pieno rispetto degli utenti e senza alterare le impostazioni relative alla privacy. È questo il monito contenuto in una lettera inviata dall’Article 29 Working Party (comitato composto da garanti nazionali per la privacy e membri di European Data Protection Supervisor e Commissione Europea) ai vertici di Facebook, in conseguenza alle più recenti modifiche apportate dal social network.

Gli oltre 400 milioni di iscritti devono poter esercitare pieno controllo sui propri dati. Le informazioni condivise non devono essere consultate o sfruttate dall’esterno senza la loro autorizzazione. Se il social network non correggerà il tiro, potrebbe presto incappare in pesanti sanzioni.

Article 29 Working Party ha comunicato oggi a Facebook che trova inaccettabile come l’azienda abbia mutato le impostazioni di default a scapito degli utenti, solo pochi giorni dopo aver partecipato a una conferenza sul tema nel novembre 2009.

Questo, in sintesi, quanto si legge nella lettera, che prosegue esponendo la necessità di creare una piattaforma che possa essere presa come riferimento per tutti i social network, così da stabilire rigidi paletti oltre i quali la gestione delle informazioni venga riservata esclusivamente agli utenti.

Quali siano le eventuali sanzioni applicate nel caso in cui Facebook non riveda la propria posizione, non è dato a sapere. Un primo, duro colpo all’attività del social network potrebbe però arrivare dai suoi iscritti, sempre più attenti a come le informazioni riservate vengano gestite dalla creatura di Mark Zuckerberg. Uno degli ultimi esempi in merito, utile per comprendere le ragioni di questo crescente malcontento, riguarda la discutibile gestione delle Pagine Sociali, introdotte in via ufficiale la scorsa settimana con una modalità che ha generato più di un coro di protesta.

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