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La Baia è di nuovo in fuga

L'host della Pirate Bay è stato raggiunto da una nuova denuncia da parte dell'industria di produzione di Hollywood ed a fini precauzionali la Baia è stata portata offline. La fuga ha quindi nuovamente preso il via, alla ricerca di un nuovo host

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La Baia è di nuovo in fuga. Secondo uno schema ormai collaudato, il sito chiude e riapre nel giro di poco tempo appena le imposizioni legali mettano a rischio la gestione del sistema. Così è avvenuto nuovamente, anche se al momento la Baia non ha ancora riaperto i battenti.

L’ultima localizzazione della Pirate Bay era presso un provider tedesco (“CyberBunker”). Le etichette di Hollywood hanno sporto denuncia presso la Corte di Amburgo ed hanno ottenuto un’ingiunzione tale per cui la Baia è stata portata immediatamente offline a fini precauzionali ed il responsabile “CB3ROB” sarà presto ascoltato dagli inquirenti. La Baia, però, non sembra voler perdere tempo: secondo quanto notificato da TorrentFreak grazie ad alcuni insider, il sito sta già per essere migrato su nuovi server così da garantirne la continuità di servizio a prescindere dalle decisioni che prenderà il vecchio provider o la Corte interessata.

La Baia è al momento offline, ma entro poche ore la connessione al sito dovrebbe essere nuovamente garantita (occorre ricordare come in Italia il sito sia inserito in una sorta di blacklist tale per cui il dominio viene indirizzato su IP differente dall’originale vietando nella forma – non nella sostanza – l’accesso alle risorse pirata).

Nessun dettaglio, al momento, è disponibile circa la nuova futura location scelta per la Pirate Bay. Quel che è confermato, però, è un consolidato spirito di adattamento in grado di dribblare con relativa facilità le offensive delle case di produzione, le cui denunce (e relative vittorie in tribunale) fungono più da parziale ostruzionismo che da reale guerra oppositiva. La Baia, insomma, continua la sua vita nomade per i server di tutta Europa, ma al momento nessuna legislazione ha potuto portare stabilmente offline il servizio nonostante le richieste urlate dall’industria della produzione. La condanna dei quattro fondatori della Baia (Peter Sunde, Gottfrid Svartholm Warg, Fredrik Neij e Carl Lundström), va ricordato, è pendente ed in attesa di appello.