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Facebook, YouTube e Wikipedia oscurati in Pakistan

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Religione, satira e libertà d’espressione. Ingredienti apparentemente inconciliabili, ma che una volta venuti a contatto si fondono in un amalgama esplosivo, specialmente nello scoppiettante calderone del Web 2.0. Questo è quanto sta accadendo in Pakistan, dove l’autorità per le telecomunicazione ha ordinato agli ISP l’oscuramento di Facebook, a tempo indeterminato.

Il motivo di una tale scelta? Un contest dal titolo “Draw Mohammed Day” indetto, per la giornata di oggi, da un gruppo sulle pagine del social network, al fine di ritrarre in modo creativo e personale la figura di Maometto.

Un’iniziativa inaccettabile per una repubblica islamica, che a tratti ricorda quanto accadde nel 2005 in seguito alla pubblicazione delle caricature del profeta sul quotidiano danese Jyllands-Posten. Allora, la vicenda costò addirittura alcune vite, con un’escalation di polemiche e violenza che coinvolse anche alcuni importanti esponenti della politica nostrana.

Inizialmente la Lahore High Court aveva chiesto di bloccare l’accesso a Facebook sul territorio pakistano solo fino al 31 maggio, periodo in cui sarebbe andato in scena il contest ritenuto blasfemo. Dal tardo pomeriggio di ieri il social network risulta infatti non raggiungibile nella sua versione completa, mentre alcuni utenti confermano la possibilità di continuare ad utilizzarlo tramite dispositivi mobile.

Wahaj-us-Siraj, CEO dell’operatore locale Nayatel, ha espresso le sue perplessità e il suo dissenso nei confronti delle misure adottate, come riportato su Yahoo! News:

Bloccare un intero sito Web farà inferocire gli utenti, soprattutto appartenenti a quella fascia d’età per la quale Facebook rappresenta uno strumento molto utilizzato.

In sostanza, i nostri giudici non sono tecnicamente preparati. Hanno emesso un ordine simile, ma la sua applicazione avrebbe dovuto essere portata a termine in modo diverso, non bloccando uno specifico link o URL.

Nel frattempo, giungono notizie in merito all’oscuramento di altri importanti portali, come YouTube e la versione inglese di Wikipedia.

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