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UE, cinque lettere per minacciare i motori di ricerca

Il Working Party Art. 29 ha inviato 5 lettere per minacciare i principali motori di ricerca attivi in Europa. A Google, Yahoo e Bing si chiede maggior anonimato dei dati e miglior gestione della privacy. E le critiche cadono soprattutto su Google

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Dalla Commissione europea sono partite cinque lettere contenenti importanti considerazioni sul modo in cui i principali motori di ricerca gestiscono la privacy degli utenti. Tre i gruppi nel mirino: Google, Microsoft e Yahoo. Ma il testo è chiaro: Google, concentrando gran parte delle ricerche effettuate dagli utenti UE, dovrà tenere in particolare considerazioni le preoccupazioni espresse poichè le responsabilità saranno principalmente attribuite al gruppo di Mountain View.

Un mittente e cinque destinatari. Il mittente è il Working Party Art. 29, entità indipendente di grande influenza a livello comunitario nella gestione delle problematiche relative alla privacy (già fonte, nei giorni scorsi, di una ulteriore lettera inviata al team Facebook). I destinatari sono i tre gruppi interessati (Google, Microsoft, Yahoo) oltre alla Federal Trade Commission statunitense ed a Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europea con responsabilità su giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza.

  • PDF – La lettera a Google
  • PDF – La lettera a Microsoft
  • PDF – La lettera a Yahoo
  • PDF – La lettera alla Federal Trade Commission
  • PDF – La lettera a Viviane Reding

I contenuti più interessanti sono quelli nella missiva inviata a Google perché nel testo è chiara la preoccupazione del Working Party circa le modalità con cui Google rende anonimi i dati raccolti dal motore di ricerca. Nella lettera si ripercorrono le puntate precedenti, quando a Google venne richiesto l’anonimato dei dati e Mountain View concesse la cancellazione della parte terminale dell’indirizzo IP. Il Working Party torna ora sulle scelte di Google ed esprime dissenso: l’anonimato, in realtà, non sarebbe ancora garantito e la richiesta è quella di misure più stringenti per far sì che gli utenti possano essere realmente protetti. Il Working Party punta il dito non soltanto contro gli IP parzialmente mascherati, ma anche contro il tempo di detenzione dei dati (9 mesi contro i 6 richiesti) e contro il modo in cui i cookie garantiscono la continuità di identificazione degli utenti ad ogni query formulata.

Le lettere a Microsoft e Yahoo esprimono simili preoccupazioni, chiedendo un intervento più radicale sui cookie, sulla cancellazione degli indirizzi IP e sulla possibilità di un controllo esterno circa la reale applicazione delle promesse di tutela sviluppate.

Dalla Commissione Europea, insomma, il monito giunge forte e chiaro: i motori di ricerca la smettano di promettere anonimato senza in realtà cancellare un numero sufficiente di dati per rendere autenticamente anonima la navigazione e l’uso dei motori. Google, da parte sua, ha da tempo espresso massimo impegno per la tutela della privacy, ma al tempo stesso ha sottolineato in passato la necessità di mantenere traccia dell’operato degli utenti per migliorare la loro esperienza di ricerca e l’impatto sugli annunci promozionali. Ora la pressione dell’UE è però moltiplicata: Google e Microhoo saranno costretti a confrontarsi sulla privacy con la Commissione Europea in veste di arbitro.

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