QR code per la pagina originale

Dopo l’incidente denuncia Google Maps

Una cittadina USA ha cercato un percorso su Google Maps per compiere 2 miglia a piedi. Google Maps, però, ha fornito un consiglio pericoloso determinando le circostanze per un incidente. L'investita decide così di denunciare sia l'investitore che Google

,

Credeva in Google, ciecamente. Una fiducia incondizionata, un credo senza limiti nella natura matematica degli algoritmi di Mountain View. Ma questa fiducia è stata tradita dopo un consiglio sbagliato, un risultato pericoloso, un incidente fortunatamente senza danni. Ed è così che ora la donna che credeva in Google si trova in tribunale a cercare di risarcire la fiducia tradita con un “contentino” da 100 mila dollari.

È questa la storia di Lauren Rosenberg, di Park City. La sua volontà era quella di attraversare la città a piedi, da casa propria verso un punto lontano 2 miglia, ed ha deciso di scegliere il proprio percorso affidando l’elaborazione dei dati a Google Maps ed al proprio BlackBerry. Il risultato, però, è stato tragico e, se non ci fosse da ridere, ci sarebbe probabilmente da piangere: la signora Rosenberg è stata infatti indirizzata verso una via molto trafficata (“Deer Valley Drive”) e del tutto inadatta per un percorso pedonale.

Questo il risultato riconsegnato da Google per la ricerca specifica effettuata dalla sventurata:

Sulla pagina della ricerca compare peraltro un monito in grande evidenza sul quale si consiglia di non prendere alla lettera i risultati del “Walking direction” poichè il servizio non è ancora in versione definitiva ed i risultati potrebbero ignorare elementi importanti ai fini della determinazione del percorso migliore.

Il caso vuole che la signora Rosenberg, dopo aver iniziato la propria passeggiata sulla Deer Valley Drive, sia stata colpita da un’automobile di passaggio, evidentemente senza arrecare danni eccessivi alla vittima dell’incidente. La conseguenza del tutto è stata però una duplice denuncia: nei confronti di Patrick Harwood, l’investitore, e nei confronti di Google, la casa responsabile del servizio mappale.

Il caso appare del tutto strumentale poiché la logica vuole che ogni utente debba comunque anteporre il buon senso ai consigli di un servizio online, soprattutto se tale servizio è in beta release. La legge, però, applica le regole e non il buon senso, dunque il caso è ora nelle mani del giudice il quale dovrà valutare come e se le avvertenze di Google siano state specificate, esposte e rese disponibili con sufficiente chiarezza.

center>

Notizie su: