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Apple vuole il monopolio dell’advertising su iPad?

AdMob alza la voce: se su iPad potranno sbarcare soltanto sistemi di advertising indipendenti, allora Apple sta tagliando fuori esplicitamente soltanto AdMob, scegliendo per sé concorrenti meno pericolosi. L'antitrust USA raccoglie l'appello e indaga

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Un abile sistema di lacciuoli sarebbe stato progettato per fare in modo che l’unico gruppo autorizzato a vendere pubblicità su larga scala sull’iPad sia proprio la Apple. Il sistema emerge in queste ore sulla scia delle forti proteste provenienti da AdMob, il tutto scatenando anche una prima reazione formale da parte dell’antitrust USA.

La situazione non è passata inosservata: secondo il Financial Times, infatti, l’antitrust avrebbe iniziato ad approfondire la conoscenza del problema per capire se Apple abbia effettivamente posto in essere una barriera eccessivamente rigida contro i gruppi che ambiscono ad avere un ruolo importante nell’advertising sui dispositivi di Cupertino. Il sospetto, infatti, è quello per cui Apple stia cercando di nascondere le proprie velleità monopolistiche dietro regole mirate per tenere fuori i grandi rivali ammettendo al contempo nel sistema soltanto piccoli gruppi a cui lasciare poche briciole.

Secondo Omar Hamoui, CEO AdMob, le regole sarebbero state composte da Apple per tenere fuori dall’iPad la stessa AdMob (che peraltro soltanto nei giorni scorsi aveva già palesato il proprio interesse nel tablet con la mela tramite l’annuncio dello specifico Software Developer Kit in fase di rilascio). Il tutto sarebbe possibile grazie ad una regola specifica secondo cui sull’iPad sarebbero autorizzati soltanto canali di advertising “indipendenti” ed in quanto tali non ricollegabili a gruppi che sviluppano sistemi operativi concorrenti o produttori hardware. Così facendo, dunque, si ottiene un duplice risultato: AdMob (in quanto neo-acquisita da Google) è messa in fuorigioco e la Millennial Media viene ostacolata nelle sue possibili trattative di cessione (per il gruppo si parla dell’interessamento Microsoft).

A conti fatti la pubblicità su iPad potrebbe essere fornita soltanto da iAd (il canale ufficiale Apple) o da piccoli gruppi che, in quanto piccoli, non possono costituire una autentica minaccia per l’advertising di casa. La curiosità dell’antitrust nasce alla luce di queste circostanze con una pre-inchiesta finalizzata ad ottenere le informazioni necessarie per valutare l’opportunità di procedere con un passo ufficiale.

«Dobbiamo essere chiari: questa modifica non è nel migliore interesse di utenti o sviluppatori. Nella storia della tecnologia e dell’innovazione, è chiaro che la competizione porta ai migliori risultati. Le barriere artificiali alla competizione urtano utenti e sviluppatori e, nel lungo periodo, fermano il progresso della tecnologia». Nella propria pubblica missiva il CEO AdMob spiega di voler parlare con i vertici Apple per esprimere tutto il proprio sconcerto e la propria preoccupazione, ma l’apparente apertura al dialogo sembra più che altro un appello affinché qualcuno prenda a cuore la situazione e ponga un limite alla chiusura di Apple sul proprio mercato.

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