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“Liberando i libri”: un incontro con i ragazzi di Libreremo

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Siamo abituati a pensare alla pirateria informatica come ad un’attività illegale spontanea, nata a partire dallo sviluppo delle nuove tecnologie. In realtà spesso dietro il file-sharing vi sono complesse filosofie di pensiero hacker, da un po’ di tempo organizzate dietro i famosi Partiti Pirati.

In Italia poi, accanto ai gruppi hacker veri e propri, vi è tutto un settore di movimenti radicali, che spazia dai collettivi universitari ai centri sociali, che ha da tempo incontrato questi stessi temi, partendo da posizioni politiche diverse. È il caso, fra gli altri, del progetto Libreremo, nato per diffondere tramite eMule libri – specialmente testi universitari – in barba alla legge ed alla proprietà intellettuale.

Consci che quelle in questione siano tematiche importanti, pur se legate a pratiche dichiaratamente illegali (anche se definite “legittime” dagli stessi), abbiamo deciso di incontrare ed intervistare uno dei collettivi che sostiene Libreremo: Get Up Kids!.

Al momento il sito web di Libreremo risulta non disponibile, quando pensate che tornerà online?

Stiamo cercando di risolvere il problema, speriamo che nel giro di qualche settimana www.libreremo.org torni di nuovo attivo… Intanto il progetto va avanti attraverso eMule, basta ricercare lì sopra i testi, digitando il titolo o l’autore, o semplicemente il tag “libreremo”. Quindi si può continuare a condividere e scaricare! E per il settore politico, con le nuove pubblicazioni, potere dare un occhio al sito del Collettivo Autorganizzato Universitario, su cui sono ospitate anche piccole schede per ogni libro.

Cosa è esattamente il progetto Libreremo e come nasce?

Detto rozzamente, Libreremo (www.libreremo.org) è un sito dove ti colleghi, cerchi un libro che ti interessa, magari lo trovi, ci clicchi sopra e lo scarichi attraverso eMule… Perché i libri spesso costano troppo e/o sono introvabili. Ma ovviamente la cosa è più complicata di così… Noi non vogliamo solo tentare di risolvere un problema pratico, di “mettere una pezza”, ma anche capire i motivi che ci causano disagio e cercare di affrontarli alla radice.

Libreremo nasce infatti quasi tre anni fa come uno strumento di riappropriazione dei contenuti, a disposizione di tutti quei soggetti sociali (studenti, lavoratori, precari, disoccupati… ) ai quali viene quotidianamente negato il diritto allo studio e quello più generale a farsi una cultura. Grazie alle reti P2P, Libreremo mette in condivisione migliaia di testi, universitari e non, e dà la possibilità a chiunque di contribuire segnalando nuovi materiali in formato digitale. In tal modo si aumenta e si diffonde il patrimonio culturale liberato dal copyright e dal profitto delle case editrici, le quali lucrano come parassiti sul lavoro degli autori, impongono prezzi assurdi, fanno scomparire libri dalla circolazione…

Attenzione: Libreremo ha una natura politico-culturale e non ha alcun tipo di finalità commerciale. Nasce dal basso, come percorso di lotta che intende contestare le vecchie e le nuove forme della disuguaglianza.

L’obiettivo di Libreremo – oltre a quello molto concreto di ottenere materiali di studio, che siano manuali o testi ormai introvabili, libri che non vengono più stampati solo perché “non vendono” – è di stimolare una critica del diritto d’autore e più in generale della proprietà intellettuale, facendo emergere come la sua difesa e il suo rafforzamento siano dettati da interessi tutt’altro che “immateriali”.

L’aumento esponenziale dei brevetti depositati, la nuova divisione internazionale del lavoro, lo sviluppo di Internet e delle tecnologie digitali, le continue ondate repressive contro la libera circolazione dei contenuti: sono tutti elementi che testimoniano l’importanza assunta negli ultimi 20 anni dalla proprietà intellettuale, come nuova e ancora più paradossale forma di proprietà privata. Per questo pensiamo che nel 2010 una critica radicale al capitalismo debba tenere dentro anche questi aspetti, e che l’orizzonte di un progetto come Libreremo debba coincidere con quello di un cambiamento complessivo della società. La negazione della conoscenza e di ogni cultura critica è solo una delle tante forme di esclusione sociale.

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