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Nelle cyberwar del futuro Microsoft è considerata un anello debole

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Prendete nota delle seguenti parole, pronunciate dal’ex consigliere della Casa Bianca, Richad A. Clarke, nel suo nuovo libro, intitolato “Cyber War: The Next Threat to National Security and What to Do About IT”.

Microsoft ha grandi risorse, letteralmente miliardi di dollari. È un impero incredibile il cui successo è costruito sul presupposto di una posizione dominante sul mercato con prodotti di bassa qualità.

Il pensiero sembra rivoluzionario e di per sé provocatorio, ma bisogna ricordare che Clarke fu tra coloro che mise in guardia ripetutamente la Casa Bianca su possibili attacchi di Al Qaeda prima dell’11 settembre 2001.

E ora mette in campo Microsoft come possibile protagonista di una guerra cibernetica: l’enorme dipendenza della nostra società dalle reti sociali potrebbe aprire la strada ad attacchi online potenzialmente devastanti.

In passato si sono verificati episodi simili, come il famoso DDoS sull’Estonia nel 2007. Attacchi di questo tipo potrebbero portare all’interruzione di importanti funzioni, con reazioni a catena in tutto il paese.

Insomma, la sicurezza informatica è ritenuta di primaria importanza per gli Stati Uniti, e di conseguenza lo sarà anche per le altre nazioni in tutto il resto del mondo. E Microsoft, per il suo ruolo centrale, rivestirà sicuramente un fattore chiave nelle possibili guerre informatiche.

Con Windows spesso sotto l’attacco di pirati informatici e hacker, i governi gettano un occhio ad alternative ritenute più sicure (leggi Linux). Un episodio simile avvenne nel 1997, quando l’incrociatore Yorktown subì gravi danni ai propulsori a causa di un crash sul nuovo Windows NT.

Ma al di là di questi episodi e del problema della sicurezza anche per gli utenti standard, probabilmente Microsoft verrà coinvolta nelle cyberwar del futuro, sia come collaboratore dei governi, sia come obiettivo dei possibili terroristi. Voi cosa ne pensate?

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