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Reputazione online: scoppia il caso Daniele Luttazzi

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Tecnicamente è un caso di studio complesso di reputazione online. Un caso intrigante come un giallo e interessante anche per chi si occupa di online reputation management riferito ai brand. Protagonista, suo malgrado, è Daniele Luttazzi, autore satirico ben noto per le controverse apparizioni in televisione, per le brillanti performance in teatro, per i DVD e per i libri, bersaglio con Michele Santoro e Enzo Biagi del cosiddetto “editto bulgaro“.

In questi giorni in rete circola insistente una voce: “Luttazzi copia“. Lo dicono molti blogger, a partire dal blog “myvoice” che propone “un’inchiesta artistico professionale” sulle copiature di Luttazzi; lo racconta un video su YouTube, intitolato “il meglio (non è) di Daniele Luttazzi”, più volte rimosso per iniziativa di una società, “Krassner Entertainment”, il cui sito è vuoto e che il servizio “whois” fa risalire a Daniele Fabbri, cioè allo stesso Luttazzi.

In un’intervista a Radio Deejay, Luttazzi aveva dichiarato:

Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro.

Eppure, ci sono molti indizi per sostenere che Luttazzi abbia tradotto e pronunciato in molte occasioni battute scritte da altri, come raccontano ad esempio un articolo di Katia Riccardi e un appello di Francesca Fornario, rispettivamente sulle versione online di Repubblica e de l’Unità.

Un altro elemento del “giallo” riguarda l’iniziativa “Caccia al tesoro“, che Luttazzi ha proposto ai fan tramite il suo blog ufficiale: qui Luttazzi dichiarava esplicitamente di aver mescolato alle sue battute quelle di altri autori comici o satirici, senza citarli, e invitava i suoi lettori a trovarle. Il primo problema, in questo caso, riguarda la data del post relativo alla “Caccia al tesoro”: Luttazzi avrebbe impostato una data fasulla, secondo le ricostruzioni più articolate, che esplorano le informazioni ricavabili dal CMS usato da Luttazzi e ricorrono al sito Web.archive.org, una specie di “macchina del tempo” del Web.

Un secondo problema riguarda il senso della “caccia al tesoro”. L’idea veniva presentata sia come un gioco per i fan, sia come un espediente per difendersi da eventuali accuse di volgarità, o peggiori. Una specie di tranello per i critici: chi accusava Luttazzi di essere solo volgare e di non essere un autore satirico, poteva ritrovarsi tra le mani battute non di Luttazzi, ma di autori satirici di lingua inglese universalmente riconosciuti. Il punto è che, in un questo genere di gioco, il tesoro da cercare dovrebbe essere ben nascosto: al momento, però, sembra che il tam-tam nel Web 2.0 abbia portato a scoprire che circa un terzo delle battute di Luttazzi sono copiate. Un po’ troppo per una caccia al tesoro.

Inoltre, l’espediente non sembra così “geniale” come Luttazzi lo presenta: è come se uno scienziato scrivesse saggi, copiando un terzo del suo lavoro dai libri di scienziati affermati, senza dichiarare le fonti, per cautelarsi preventivamente dall’accusa di non essere abbastanza “scientifico”.

Nel suo blog, Luttazzi non risponde a chi osserva che la scusa della caccia al tesoro non regge, né a chi chiede spiegazioni sulle rapide rimozioni dei video-denuncia caricati su YouTube, né a chi si interroga sulla sospetta modifica della data di alcuni post. Ai lettori di questo post chiediamo di rispondere ad almeno una di queste domande:

  1. La scusa della caccia al tesoro regge?
  2. Tra l’accusa di aver copiato e l’accusa di aver modificato la data di alcuni post e fatto rimuovere i video-denuncia da YouTube, quale è più grave?
  3. Se foste i consulenti della “online reputation” di Daniele Luttazzi, cosa gli consigliereste?

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