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Il Sole 24 Ore ci prova: ora è a pagamento

Il Sole 24 Ore ha iniziato a proporre sul proprio sito un paywall che limita a 20 articoli mensili l'accesso alle pagine della testata. Per andare oltre occorre registrare un account Pro a 9 euro al mese che abilita alla lettura senza limiti ulteriori

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Il Sole 24 Ore sta per compiere un passo importante portando tutti i propri contenuti online dietro una formuladi accesso con abbonamento. Trattasi al momento, per la verità, di un esperimento abbozzato e del tutto provvisorio, ma delinea la strada che il Gruppo 24 Ore intende seguire per rendere quanto più remunerativo possibile l’accesso ai contenuti della testata.

Fin da ora il limite è applicato ed identificato in 20 articoli al mese. Una volta superata tale soglia, all’utente viene proposto un “paywall” che suggerisce di registrarsi e passare ad un abbonamento premium per poter continuare nella lettura senza alcuna limitazione di sorta. Al momento il limite è fissato in 20 unità di testo senza registrazione alcuna, ma l’avviso sembra preludere ad un futuro con registrazione obbligatoria (il sito sarebbe pertanto completamente celato alla vista degli utenti non registrati, opzione questa gravemente penalizzante per l’advertising del gruppo).

Quel che è chiaro, insomma, è che la situazione è al momento ben poco delineata. Il Sole 24 ore spiega nel proprio avviso: «Hai raggiunto il massimo numero di articoli consultabili da un utente non registrato. Se sei già in possesso di un account valido, per continuare inserisci i tuoi dati qui sotto». Segue la proposta di tre tipi di account:

  • Account Personal: per leggere gratuitamente fino a 20 articoli al mese; per commentare gli articoli sul sito; per ricevere le newsletter gratuite del Sole 24 Ore;
  • Account Pro: «tutta la qualità del Sole 24 Ore online, senza limiti. l meglio dell’informazione economica, finanziaria, normativa e professionale. Con un account Pro potrai leggere tutti gli articoli, gli speciali e i dossier presenti sul sito, senza un tetto mensile al numero di articoli; consultare gli archivi del quotidiano; accedere ai dati di Borsa in tempo reale»;
  • Account ProFinanza: «tutti i vantaggi dell’account Pro, più gli strumenti avanzati per l’analisi finanziaria e per la gestione dei tuoi titoli».

Delle varie formule di account non v’è però al momento traccia alcuna sul sito della testata (che si limita, piuttosto, a proporre abbonamenti mensili da 29 euro per sfogliare la versione digitale del quotidiano cartaceo), il che sembra essere la conferma dell’approssimazione attuale del paywall sperimentale (ad oggi facilmente aggirabile con semplice cancellazione dei cookie). Secondo quanto riportato da BusinessOnline, «L’account Pro prevede una canone mensile di 9 euro, mentre quello Pro Finanza di 16,90 euro. Il sistema, però, deve ancora essere messo a punto e il Gruppo 24 Ore è al lavoro per studiare potenzialità ed eventuali inconvenienti del sistema. Ciò significa che potrebbero esserci cambiamenti di programma nei prossimi mesi».

Il Sole 24 Ore ha aggiornato da breve il design del proprio sito web e nei giorni scorsi ha comunicato un incremento del 41% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso nel numero di utenti unici ospitati. «I dati Nielsen Site Census nel giorno medio relativi al mese di maggio rilevano infatti per ilsole24ore.com una performance record a livello di utenti con 355.988 utenti giornalieri, registrando una crescita pari a +31% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ottimo anche il risultato sul fronte delle pagine viste: con 2.581.535 pagine medie giornaliere nel mese di maggio, il sito registra un incremento del +27% rispetto all’anno precedente. […] In trend fortemente positivo nei primi cinque mesi dell’anno è anche la raccolta pubblicitaria su ilsole24ore.com, curata dalla concessionaria WebSystem». Tutto ciò, però, verrà presto messo alla prova da un paywall presso il quale l’utenza dovrà valutare se e come proseguire nelle proprie visite al sito: un esperimento che, tra i primi in Italia, segue la scia di alcune testate USA che hanno intrapreso tale direzione nella convinzione per cui l’advertising non sia uno strumento sufficiente per sostenere adeguatamente la crescita economica dei gruppi editoriali di maggior prestigio.