Digital.it
QR code per la pagina originale
news_5de45da873e0134c.jpg

Cassazione: l’insulto via mail è meno molesto

Secondo la Cassazione un insulto inviato via mail è meno offensivo di uno inviato per telefono. Questo perchè non c'è sincronia nell'azione e la natura dello strumento elettronico consente una interazione mediata, meno invasiva e quindi meno molesta

Un insulto via email è meno molesto di un insulto via telefono o, quantomeno, non costituisce reato. Detta così, la semplificazione imposta dalla Cassazione sembra un teorema intriso di semplicistici teoremi in stile McLuhan, ove il mezzo è superficialmente considerato come una parte consistente del messaggio, e si rischia di perdere il filo logico della sentenza. Quel che scaturisce dalla decisione della Corte è però una valutazione importante che apporta una netta discriminante basata non tanto sulla natura tecnica del medium, quanto più sulla sua natura sociale.

Il caso è quello di un uomo di Cassino e di una mail dai toni accesi di una email inviato ad una donna e contenente «apprezzamenti gravemente lesivi della dignità e dell’integrità personale e professionale» del convivente della destinataria della missiva. La sentenza 24510 della prima sezione penale della Corte di Cassazione ha però annullato le accuse chiudendo la questione con una ammenda di appena 200 euro. Ed è tutta una questione interpretativa che proietta sul presente un quadro legislativo che al proprio interno non comprende ancora appieno il concetto di Internet.

Secondo la sentenza, il termine “telefono” non va omologato alle email poichè implica un sistema di comunicazione del tutto differente. La discrasia è soprattutto nei sincronismi vocali del mezzo telefonico e nella asincronia della posta elettronica: «il mezzo telefonico assume rilievo proprio per il carattere invasivo della comunicazione alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’apparecchio telefonico, con conseguente lesione della propria libertà di comunicazione, costituzionalmente garantita». L’email, invece, può essere cestinata ed è comunque una questione privata, senza invasioni di campo e meno incisiva.

In termini legali: «la avvertita esigenza di espandere la tutela del bene protetto della tranquillità della persona incontra il limite coessenziale della legge penale, costituito dal principio di stretta legalità e di tipizzazione delle condotte illecite». In altri termini, un insulto via email è equiparabile ad uno inviato tramite altri mezzi, ma non è molesto allo stesso modo poichè mediato da uno strumento di invio e ricezione ben diverso, poiché fruito in un diverso contesto e perchè interpretabile con ben altra tollerabilità. Il mezzo è buona parte del messaggio, dunque: la Corte di Cassazione e McLuhan sono d’accordo sul fatto che nell’invio del messaggio e nel recepimento dello stesso v’è un ruolo fondamentale rivestito dal canale che veicola il tutto tramite le proprie regole, le proprie modalità e le proprie tecnologie.

Se vuoi aggiornamenti su Cassazione: l’insulto via mail è meno molesto inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Francesco

    Cosa si può dire? laurea presa con i punti del supermercato? Voglio vedere se è più fastidiosa una telefonata a cui, vedendo il numero sul display, non rispondi e prima a poi l’importunatore si rompe e lascia perdere o migliaia di e-mail, casomai automatiche e sempre da indirizzi diversi, che ti arrivano e ti riempiono e bloccano la casella mail impedendoti anche di lavorare. Un mio collega è stato costretto a cambiare la mail ogni mese per più di un anno perché le ex era diventate praticamente pazza, trovava la nuova mail e combinava di tutto rendendo inutili anche i filtra anti-spam. Grazie signor giudice per aver praticamente legittimato l’insulto via mail tramite un piccolo obolo come pagare un biglietto al teatro, me ne ricorderò e casomai utilizzerò questa grandioso opportunità, anzi, quando vorrò mandare qualcuno a fan***o, mi trattengo, torno a casa e gliene dico quattro anzi 100.

  • Sbalky

    Io direi vero il contrario, ovvero che durante una comunicazione verbale, magari concitata, può partire l’insulto che magari a mente più lucida non si sarebbe detto, mentre in una comunicazione asincrona quale quella tramite posta elettronica, c’è tutto il tempo di valutare, scrivere ed eventualmente correggere le proprie parole prima di inviarle al nostro interlocutore. Vedo quindi una maggiore e più consapevole intenzione di ferire od offendere in questo secondo caso.
    IMHO e non in termini legali, ovviamente.

  • http://www.pieromazzini.com Piero

    Concordo in pieno: l’insulto scritto può arrivare a livelli di perfidia che il linguaggio verbale raramente raggiunge. Aggiungiamo poi il fatto che certi servizi web rendono terribilmente facile inviare mail anonime. A molti capita, compreso me, di ricevere messaggi offensivi da perfetti sconosciuti,senza neanche comprenderne la ragione o le motivazioni.