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UE, una spada di Damocle pende su Google

Joaquín Almunia commissario antitrust europeo, ha spiegato che la Commissione sta ponendo particolare attenzione sul mondo dei motori di ricerca. Google potrebbe essere nell'occhio del ciclone e questa volta Microsoft siede dalla parte dell'accusa

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La Commissione Europea potrebbe presto aprire un’indagine ufficiale nei confronti di Google. Al momento mancano i dettagli e l’azienda stessa non è mai stata nominata, ma le parole del commissario antitrust Joaquín Almunia non sembrano lasciar dubbi: Google è entrata nel mirino della Commissione Europea e presto l’UE dovrà esprimersi circa eventuali condotte anticoncorrenziali.

Almunia sembra voler mettere le mani avanti. Le sue sono dichiarazioni di circostanza, spiegando che al momento la Commissione non ha mosso ancora alcun passo, ma sono comunque la conferma di un contesto che va delineandosi ormai da qualche mese. Il responsabile dell’antitrust europea spiega però di aver ricevuto tre importanti segnalazioni e di voler quindi approfondire la questione. Almunia specifica che il tutto è relativo al mondo della ricerca online, un settore cruciale sul quale la commissione intende porre particolare attenzione. «Se le compagnie conquistano una forte posizione in un mercato, c’è il rischio che sfruttino questa posizione».

Quel che è successo in passato con Microsoft, insomma, potrebbe succedere ora con Google. Microsoft, anzi, sarebbe questa volta dalla parte dei denuncianti, cercando così una importante rivalsa nei confronti di Google per restituire quanto subito negli anni passati. «I lavori sono alle prime fasi, ma data l’importanza della ricerca in un mercato competitivo, sto ponendo particolare attenzione sul tema»: Almunia sembra esprimere totale determinazione per arrivare a sbrogliare una matassa di grande peso per gli equilibri futuri del settore. Occorre ricordare come Microsoft abbia portato il proprio motore di ricerca nel Regno Unito, ma eventuali ostacoli sulla strada di Google potrebbero ora facilitare l’estensione europea di Bing limitando l’ingombro odierno del player dominante.

Google risponde ed esprime tranquillità: il gruppo confida nelle spiegazioni già offerte alla Commissione Europea e nella collaborazione più volte offerta alle autorità. La Commissione, per contro, mantiene stretto riserbo in fede al ruolo di arbitro di una entità che, non dovendo regolare i rapporti tra aziende europee ed aziende extracomunitarie (in questi casi si parla sempre e comunque di aziende USA), può agire in totale libertà per annullare i blocchi di resistenza che possano arrecare danno agli utenti europei.

Il caso non è destinato a svilupparsi in tempi brevi. Nebuloso, inoltre, il nocciolo della questione: la Commissione potrebbe indagare sul sistema di composizione delle SERP e sul possibile dolo nell’arginare servizi in competizione con Google, oppure potrebbe verificare quanto Google sfrutti il dominio nella ricerca per estendere il proprio successo anche nelle applicazioni online e nel cloud computing. Tali tematiche rimangono al momento nascoste dietro le dichiarazioni di facciata di Joaquín Almunia, le cui parole aprono delineano però un orizzonte nuovo con il quale Google dovrà ora giocoforza confrontarsi.

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