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NTP denuncia tutti i produttori di smartphone

NTP, una piccola azienda fondata da un tecnico (già defunto) ed un legale, ha denunciato Apple, Microsoft, HTC, Motorola ed LG per cercare di spremere un piccolo mucchio di brevetti per i quali in passato RIM ha già pagato oltre 600 milioni di dollari

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NTP è una mini-azienda che al proprio attivo ha soltanto la forza legale di un pugno di brevetti riconosciuti che in passato hanno già portato i loro frutti. Nell’assenza di altre armi, la NTP sta quindi tentando di trarre massimo lucro dai brevetti in questione e, sulla scia della precedente vittoria legale ottenuta nei confronti della Research In Motion, una nuova denuncia tira oggi in ballo anche tutto il vertice del mercato degli smartphone: Apple, Microsoft, HTC, Motorola ed LG. Nel mucchio manca con tutta evidenza Nokia, ma il motivo di tale assenza non è stato al momento esplicitato.

La NTP era originariamente composta da due soli elementi: un tecnico (Thomas Campana) ed un legale (Donald Stout). Il primo è mancato nel 2004, ma la sua opera ha continuato ad incidere: un manipolo di brevetti è stato infatti sbattuto in faccia a RIM ottenendo nel 2006 un patteggiamento da 612.5 milioni di dollari. Secondo quanto emerso, però, procedimenti legali di questo tipo hanno oggi le armi spuntate rispetto a pochi anni or sono ed un risarcimento similare per una causa contro più aziende non potrebbe comunque ammettere cifre di questo tipo.

Dalla parte della NTP v’è un punto a favore importante: la precedente vittoria già ottenuta su RIM. Contro NTP gioca invece il tempo: i brevetti in possesso sono destinati a scadere nel 2012, dunque la denuncia sembra essere un mossa disperata per raccogliere tutto il possibile da un asset altrimenti destinato presto a svanire.

Le parti in causa al momento non commentano. L’unico a parlare è stato finora Donald Stout, il quale ha rivendicato l’importanza strategica della proprietà intellettuale prodotta ed il comportamento illecito da parte dei produttori che hanno fatto propria l’idea altrui per i propri mercati multimilionari. Stout chiede ora una fetta degli introiti accumulati, il tutto per monetizzare e spremere fino all’ultimo quell’unico asset che la NTP è riuscita a mettere a frutto in anni di lavoro: un piccolo, ma estremamente prezioso, pugno di brevetti.

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