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Pace fatta tra Google e Pechino. Durerà?

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Alla fine hanno rinnovato la licenza. È scoppiata la pace fra bigG e il governo cinese, ma si tratta di pace vera? E quanto durerà? Soprattutto: chi ha perso di più con questo accordo?

Dopo la crisi di questo inverno, con il reindirizzamento degli utenti verso il sito di Hong Kong (punto massimo di scontro con il governo), Mountain View ha cercato un compromesso per poter ottenere ancora la licenza dal governo cinese, che non aveva inserito il motore di ricerca nella lista ICP (Internet Content Provider) del 30 giugno.

Per scongiurare l’oscuramento nel paese, Google ha realizzato una landing page che mantiene il sito cinese, con servizi minimi, e orienta altre ricerche su Hong Kong.

Questo sistema prevede la scelta dell’utente, che tuttavia può anche essere monitorata dalla censura ed eventualmente filtrata dall’interno del paese.
Un compromesso che secondo gli americani non lede i diritti degli utenti ma neppure le leggi cinesi.

Ciò evidentemente ha dato i suoi frutti. La notizia di qualche giorno fa ha dipanato tutti i dubbi: la licenza è stata rinnovata. Google.cn continuerà ad esistere almeno fino al 2012 e bigG non sarà costretta ad abbandonare un mercato di 384 milioni di internauti, di cui copre il 31% con ricavi di 200 milioni di dollari.

La decisione di Pechino mette la parola fine a mesi di tensione ed è stata accolta positivamente dai vertici. Così si è rallegrato l’amministratore delegato Eric Schmidt:

Era il risultato a cui puntavamo, non ci aspettavamo un risultato così presto. Google è importante per i cinese e credo che il governo l’abbia capito.

Ora bisognerà capire i termini precisi di questo accordo. Negli USA c’è chi parla di semplice armistizio e pensa che Google sia ancora in pericolo. E non manca chi accusa apertamente l’azienda di aver accettato supinamente le pressioni di Pechino, quando forse avrebbe potuto tenere più duro.

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