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Di Pietro si schiera contro il bavaglio

Antonio Di Pietro si è pubblicamente schierato contro la norma che, contenuta all'interno della legge sulle intercettazioni, costringe i blogger a rettifiche entro 48 ore pena la sanzione fino a 12500 euro. Così, spiega il leader IdV, si spegne la rete

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«Solo in apparenza si vuol far credere che la norma serve per garantire la privacy, ma in realtà è un modo per spegnere la rete, la cui forza sta nella capacità di autoregolarsi lasciando che ognuno immetta le proprie osservazioni».

Antonio Di Pietro ha scelto insomma di schierarsi. Il leader dell’Italia dei Valori si è defilato rispetto alle altre realtà partitiche ed ha risposto all’appello della rete offrendo chiaramente il proprio punto di vista: non solo la legge sulle intercettazioni non sarà votata dall’IdV, ma ora il leader si schiera anche esplicitamente contro la norma che parifica i blog alle redazioni editoriali costringendo ad improbabili rettifiche sotto la spada di Damocle di onerose multe in caso di ritardo.

Dopo la bocciatura dell’emendamento Cassinelli, dalla rete si sono sollevati molteplici appelli affinché le grandi testate editoriali offrissero supporto alla protesta dei blog, ma tanto la politica quanto i media hanno finora glissato evitando prese di posizione radicali. Di Pietro, che fin da subito ha avversato la norma sulle intercettazioni facendone una vera e propria battaglia politica, ha invece risposto all’appello rispondendo alle domande de La Repubblica: «Il web si è riempito della notizia che ero stato messo sotto indagine. Ma se avessi preteso che, non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia, dovesse essere cancellata, l’unica soluzione era chiudere la rete, perché ormai la notizia si era diffusa a macchia d’olio. Ora che è stata chiesta l’archiviazione, ho subito inserito la mia replica. La democrazia della rete sta nel fatto che ognuno fornisce la sua versione perché tutti se ne facciano un’idea. Ma la pretesa di togliere una notizia in 48 ore non solo è impossibile, perché si dovrebbe chiudere Google, ma la conseguenza è che nessuno pubblicherà più nulla nel timore di sanzioni».

Il leader IdV, insomma, va oltre il solo problema relativo ai singoli blog ed affronta la rete nella sua complessità (allargando il discorso dai server dei blogger alla cache di Google): la richiesta di rettifica, quindi, è ritenuta inadatta alla realtà della rete poichè nasce come elemento proprio dell’editoria cartacea ed in quanto tale mal si adatta alla nuova realtà della velocità e dei supporti elettronici. «Vogliono spegnere la rete»: l’IdV scenderà in piazza il 28 e 29 Luglio assieme a Popolo Viola, CGIL e FNSI portando così avanti la protesta che nel frattempo sta prendendo forma sulla rete attraverso una apposita petizione.

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