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Il jailbreak di iPhone è legale, Apple mette in guardia

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Apportare modifiche a un proprio dispositivo al fine di renderlo compatibile con l’esecuzione di codice non autorizzato dal produttore non viola le leggi americane contenute nel Digital Millennium Copyright Act.

Questa la storica sentenza emessa nella giornata di ieri dalla Congress Library di Washington e prontamente riportata con toni entusiastici sul sito della fondazione EFF.

Tradotto in termini più comprensibili, il jailbreak di iPhone o il caricamento di ROM non ufficiali su altri smartphone è pratica ora ufficialmente consentita.

Apple prende nota della decisione, ma non senza pronunciarsi in merito, mettendo in guardia i suoi clienti sui possibili rischi connessi a operazioni di questo tipo, con una dichiarazione riportata sulle pagine di CultOfMac.com.

L’obiettivo di Apple è sempre stato quello di assicurare ai nostri clienti una grande esperienza di utilizzo relativa ai dispositivi iPhone e sappiamo che il jailbreak può influire negativamente su questo aspetto.
Come abbiamo già detto, la maggior parte di loro non pratica operazioni simili, in quanto rende inapplicabile la nostra garanzia e potenzialmente instabile il corretto funzionamento del telefono.

Un tentativo dell’azienda di scongiurare un ulteriore aumento del numero di dispositivi sbloccati, che secondo le statistiche oggi ammonterebbe a circa dieci milioni in tutto il mondo. La perdita della garanzia, che peraltro non rappresenta certo una novità in situazioni di questo tipo, difficilmente invertirà la tendenza.

Piattaforme alternative all’App Store per la distribuzione di applicazioni, come l’ormai celebre Cydia, potrebbero a questo punto giovare di quanto decretato dalla Congress Library, rendendo la loro attività non più relegata esclusivamente al panorama underground.

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