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Ciccanti: nessuna zona franca per i blogger

Dal senatore Ciccanti (UDC) giungono parole di fuoco contro quanti vorrebbero rivista la legge sulle intercettazioni: i blogger devono essere parificati alle testate giornalistiche, altrimenti i blog diventeranno terreno per vere e proprie squadriglie

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Il famoso affair “D’Alia” sembra aver trovato una degna coda polemica nelle parole dell’on. Ciccanti, del medesimo schieramento politico. Il senatore Amedeo Ciccanti (UDC), infatti, ha fatto pubblicare sul proprio blog una dichiarazione al veleno contro il tentativo di creare una cosiddetta “zona franca” per i blogger: le dichiarazioni si schierano contro gli on. Di Pietro e Cassinelli, insomma, ed a favore dell’attuale formulazione della legge sulle intercettazioni. Ma nelle parole dell’on. Cicchetti traspare tutta l’incomprensione nei termini che in queste ore sta portando all’approvazione di quello che da più parti è stato definito chiaramente come un bavaglio alla libertà di espressione online.

La segnalazione è di Fabio “Il Nichilista” Chiusi, il quale sul proprio blog riporta le parole dell’on. Ciccanti così come pubblicate nelle ore scorse: «Non capisco perchè nel nuovo testo della legge sulle intercettazioni i blogger debbano avere una zona franca penale e non debbano, invece, soggiacere come tutti gli altri operatori dell’informazione alle stesse regole di salvaguardia della tutela della privacy». E continua, chiarendo in modo esplicito il proprio pensiero: «è una aberrazione giuridica punire un giornalista per una frase detta o scritta e non punire per la stessa identica frase un blogger».

L’on. Ciccanti non pone la questione della rettifica ed evidenzia invece il principio secondo il quale un blogger qualsiasi ed una testata giornalistica debbano essere parificati nei fatti di fronte alla legge: «Sostenere la diversità delle piattaforme di comunicazione e delle connesse dinamiche di controllo è una grande ingenuità, perchè anche per i blogger “la legge non ammette ignoranza” dal momento che ognuno, quando scrive o parla, deve sapere quello che dice, così come avviene nelle normali relazioni umane a prescindere dalla tradizionale comunicazione sui media. Nè vale invocare la sterilità di tale disciplina di eguaglianza di trattamento, alla luce dei possibili raggiri tecnici attraverso “provider” esteri (si veda l’ultima normativa esimente dell’Irlanda), perchè possono essere puniti anche i reati compiuti all’estero, contro cittadini o istituzioni italiane» (nota: il riferimento dell’onorevole all’Irlanda è errato, poichè in realtà trattasi dell’Islanda).

On. Amedeo Ciccanti su Facebook

On. Amedeo Ciccanti su Facebook

Dal medesimo partito da cui è giunto il famigerato “Emendamento D’Alia“, insomma, giungono ora nuove parole di fuoco nei confronti di chi utilizza la rete per manifestare il proprio pensiero, anche al di fuori dei circuiti editoriali, anche al di fuori di ogni velleità giornalistica o professionale: «Tale impunità se dovesse passare trasformerebbe dopo qualche settimana i blog nel più grande “affare” del web, sapendo che ognuno può, in quei siti, compiere i più impietosi atti squadristici!».

Di Pietro e Cassinelli da una parte, l’on. Ciccanti dall’altra: la questione esula dall’appartenenza partitica o dagli schieramenti parlamentari, ed è invece correlata alla conoscenza del web, delle sue dinamiche, della sua natura e della sua sostanziale differenza rispetto agli altri medium tradizionali. Dopo le “Brigate Facebook“, insomma, è il momento delle “squadriglie di blogger”: la guerra contro il Web trova in parlamento nuova linfa.

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