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Gli scoop? Giornali e blog guardano a Wikileaks

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Il più grande scoop del decennio. Lo scandalo di guerra che sconvolge gli Stati Uniti come solo il Vietnam aveva potuto fare. Si sprecano le definizioni per il caso sollevato da una triplice inchiesta giornalistica, del New York Times, del Guardian e dello Spiegel, sulle 92.000 pagine di documenti militari segreti che il sito Wikileaks ha messo a disposizione in Rete e che questi grandi giornali hanno spulciato meticolosamente. Ma la definizione che più ci piace, su questo blog, è quella del primo crowd-scoop globale della storia.

Già, perché il sito Internet dell’australiano, ex hacker, Julian Assange è al centro di questo incredibile caso di coesione fra old e new media. Con il suo sito pensato per ospitare, garantendo l’anonimato, tutto il materiale riservato che altrove darebbe problemi a chiunque (giornalisti compresi) volesse pubblicarli, sta nascendo l’Eldorado dell’informazione.

Su quei server è stata resa disponibile una quantità enorme di documentazione che ha fatto capire come il conflitto in Afghanistan sia tutt’altro che risolto. Solo delle vere redazioni potevano riscontrarla, ma senza Wikileaks forse nessun giornalista avrebbe mai potuto scrivere queste inchieste.

La Casa Bianca e il Pentagono si sono affrettati a condannare questi articoli, aggiungendo che la loro pubblicazione mette a rischio l’intervento in quei territori e a repentaglio la sicurezza dei militari. La faccenda però non finisce qui, siamo solo al primo di una serie di scandali: si parla già di materiale scottante sull’Iraq.

In una conferenza stampa, Assange ha difeso la sua creatura e questo risultato:

Questi documenti non mettono a rischio le truppe, perché contengono informazioni dal 2004 al dicembre 2009, mostrano invece come la natura della guerra deve cambiare. Ci sono gli estremi per denunciare crimini contro l’umanità.

Suona come un’ulteriore vittoria di Wikileaks la legge appena approvata in Islanda, che farà di quel paese un vero porto franco della libertà di informazione sul Web. La legge prevede uno scudo totale per i blogger e le informazioni caricate sui server presenti in quel paese.

In questo contesto, è stridente il paragone con quanto sta accadendo in Italia. Tanto che qualcuno sta già pensando alla terra dei ghiacci come l’escamotage per pubblicare ciò che si vuole senza incappare in nessun bavaglio.

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