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Non siamo pronti alla rivoluzione tecnologica

Basterebbero 14 foto e gli aggiornamenti sui social network per sapere tutto su una persona. Eric Schmidt, CEO di Google, ha parlato della rivoluzione tecnologica che sarebbe ormai vicina, ma le persone non sono ancora pronte a rinunciare alla privacy

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Durante la Techonomy, conferenza nella quale si discute dei problemi nel mondo che potrebbero essere risolti con la tecnologia, Eric Schmidt, CEO di Google, ha rilasciato dichiarazioni piuttosto interessanti (ed al contempo preoccupanti per quanto concernente la privacy degli utenti), in merito all’informazione che quotidianamente transita sul web ed ai servizi che potrebbero essere sviluppati in futuro dai big del settore.

5 sarebbero gli Exabytes di dati che vengono prodotti sulla rete ogni due giorni: dai server di Google passano miliardi di informazioni e Schmidt assicura che già oggi il colosso potrebbe, e senza troppi sforzi, conoscere l’identità dell’utente, le sue preferenze e, avendo informazioni sulla sua posizione attuale, ottenibili tramite gli ormai comuni servizi di geolocalizzazione, si potrebbe prevedere dove questi si sposterà fisicamente. Basterebbero solamente 14 fotografie e gli aggiornamenti sui social network ai quali si è iscritti per ricavare tutti i dati necessari a trarre tali informazioni.

Ma «la società non è pronta per conoscere le risposte alle domande che si solleverebbero se si sfruttassero i contenuti generati per tali fini», ha affermato Schmidt. Le persone non sono dunque pronte per la rivoluzione tecnologica che ci aspetta, e che stando alle sue parole sarebbe ormai vicina, anche perché si è ancora troppo preoccupati a proteggere la propria privacy sul web, cosa che allo stato delle cose pare ormai praticamente impossibile. Seguendo infatti il ragionamento percorso da Schmidt, per accettare ciò che aziende come Google potrebbero offrire all’utenza in futuro bisognerebbe essere totalmente consapevoli che su Internet è molto difficile proteggere la propria privacy, dato che nel momento in cui si inseriscono fotografie e semplici informazioni sulla propria persona in social network come Facebook, i dati vengono analizzati dai server e da qui possono facilmente essere tratte una serie di previsioni utilizzando l’intelligenza artificiale dei calcolatori.

Chiaramente il tipo di informazioni generate dai dati che transitano sulla rete potrebbero valere oro per compagnie come Google, che potrebbero sfruttarle in un’infinita quantità di modi. Maggiore trasparenza e nessun anonimato dunque sarebbero necessari alla rivoluzione tecnologica di cui Schmidt parla, i cui vantaggi consisterebbero in un’informazione libera e disponibile a ben 5 miliardi di persone in tutto in mondo che parlano la stessa lingua, ma i cui svantaggi sembrano ancora un prezzo troppo alto da pagare.

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