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Facebook istiga allo stalking?

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Torna sotto il mirino il social network per antonomasia, ancora per la privacy, e stavolta con un’accusa davvero pesante: istigazione allo stalking. L’imputato è una piccola applicazione che si sta sperimentando negli USA, un “subscribe to” per utenti che sembra fatto apposta per impicciarsi degli spostamenti delle persone. Con tutte le conseguenze del caso.

La blogosfera si sta interrogando sulla potenziale pericolosità di questa feature, che, a scanso di equivoci, è in fase di collaudo e non è scontato possa vedere la luce ed essere disponibile per tutti gli utenti di Facebook.

Il suo funzionamento è abbastanza semplice: il bottone “subscribe to” (sottoscrivi questo utente) permette di iscriversi a tutte le azioni di uno specifico utente del social network.

Non una semplice notifica (quella esiste già), ma l’opportunità di seguire gli spostamenti e tutte le azioni del singolo anche nell’ottica di Places, la nuova applicazione geo-local lanciata poche settimane fa.

Quella che è stata subito ribattezzata come “la risposta di Facebook a Twitter” ha però sollevato alcune perplessità. Secondo alcuni commentatori americani divide il mondo degli amici o fan in due ambiti: quelli di base e gli “abbonati”, un numero più ristretto di persone a cui è garantito di conoscere tutti i nostri aggiornamenti.

Senza dubbio un cambiamento nel flusso di comunicazioni all’interno di Facebook, ma potrebbe anche rappresentare l’applicazione più amata dagli stalker.

Immaginiamo un sistema in cui si ottiene una notifica sullo smartphone ogni volta che uno degli utenti che hai sottoscritto fa un aggiornamento. Di fatto, si spinge a seguire questa persona, il cui processo di identificazione è più immediato rispetto al sistema ora vigente.

Ma è davvero così preoccupante questa applicazione? Forse, al di là di un rapporto storicamente difficile tra il social network e la privacy, non è ancora chiaro come Facebook intenda rendere appetibile questa caratteristica, dato non consente nulla di diverso da ciò che è sempre stato possibile. Al limite, lo rende molto più semplice. Magari compulsivo.

Palo Alto potrebbe pensare di aggiungere una opzione per filtrare queste sottoscrizioni, evitando così di tornare al punto di partenza che probabilmente ha originato questa idea: troppi click alle fan pages, troppi amici di cui si ricevono notifiche che non si leggeranno mai.

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