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Internet mobile: la banda è limitata, quale futuro?

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La chiamano bandwidth management, o anche traffic shaping ed è la tecnologia che consente agli operatori di telefonia di abbassare a loro piacimento la banda disponibile a ogni utente o ad un gruppo di utenti ben preciso.

Una prassi adottata un po’ da tutti gli operatori per quanto riguarda le connessioni mobili, con un vero e proprio “freno” alla velocità di navigazione che scatta nel caso in cui un determinato utente abbia superato una certa soglia riguardante i megabyte scaricati (solitamente 1.024 MB nell’arco di 36 ore).

Già in passato ci sono state proteste degli utenti, che vedono queste azioni come una violazione contrattuale soprattutto per quelle tariffe che promettono la navigazione senza limiti. Proteste che sono sfociate in ricorsi verso il Corecom del Lazio e che hanno visto accusati di recente provider come 3 Italia.

Di contro, gli operatori si difendono parlando di misure necessarie per garantire il funzionamento della rete, ribadendo pertanto che l’attuale rete mobile, con le infrastrutture e le frequenze in uso, non è idonea a garantire un flusso di traffico che è invece in costante e verticale aumento, sia per il numero crescente di device connessi, sia per la qualità, e quindi la pesantezza, dei servizi avanzati disponibili sul Web.

A questo punto è chiaro che per gli utenti serva maggiore chiarezza, tanto che già alcuni provider stanno iniziando a introdurre nei contratti degli accenni a questi sporadici ma talvolta molto fastidiosi tagli alla navigazione, il che, a oggi e in assenza di consistenti investimenti, sembra l’unica soluzione possibile per garantire a tutti l’accesso a Internet in mobilità.

Resta solamente da spiegare il tutto a chi, magari nel bel mezzo di un download, si vede quasi azzerare la banda a disposizione per la propria navigazione.

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