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E se la rete mobile fosse davvero a rischio collasso?

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“Rete mobile a rischio collasso”, così in sintesi profetizzava Corrado Calabrò, presidente AGCOM, non troppo tempo fa, durante un’audizione in Parlamento.

Troppi smartphone e chiavette Internet e poco spazio nell’etere con conseguente degradamento progressivo delle prestazioni.

Unica soluzione, assegnare più frequenze agli operatori per concedergli più spazio, soprattutto in vista dell’arrivo del 4G che per offrire le sue “super prestazioni” necessita di molto spazio nell’etere.

Dichiarazione provocatorie o no? Molti provider si affrettarono a sminuire le dichiarazioni di Corrado Calabrò affermando che non c’era nessun problema e che la rete mobile era ben lontana dalla saturazione.

Eppure se andiamo a leggere gli ultimi fatti le cose sembrano ben diverse.

3 Italia di recente, per ovviare ad un forte degrado delle prestazioni della sua rete mobile, ha di fatto imposto agli utenti un limite d’utilizzo non ben definito, atto a preservare la banda disponibile in caso di alto traffico.

Wind ancora offre dei piani dati “No Stop”, ma superata quota 1GB di traffico, viene limitata la velocità a soli 32Kbit.

Vodafone, sappiamo limita il VoIP e il tethering e così via un po’ con tutti i gestori.

Limiti atti a far risparmiare banda per consentire all’utente di avere sempre prestazioni più che buone. Dunque un problema c’è ed è quello che le risorse delle reti mobili sono ben lontane dall’essere non solo infinite ma anche solo vicine a quelle delle reti fisse.

La soluzione dunque è quella che venga concesso una nuova porzione di frequenze a tutti i gestori il più rapidamente possibile, perché se non siamo al collasso, la situazione non è certamente delle più rosee.

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