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Quando i topi d’appartamento sono online

Grazie ai dati raccolti tramite Facebook, una gang americana è riuscita a mettere a segno 18 rapine. Ancora una volta la privacy degli utenti nell'occhio del ciclone

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Ancora una volta la privacy è al centro delle discussioni riguardanti Facebook: il celeberrimo social network è stato oggetto delle attenzioni di una gang americana, che ha sfruttato le informazioni messe a disposizione dagli utenti per organizzare una serie di rapine.

Semplici frasi per i propri amici e conoscenti, per informare tutti della propria assenza per vacanze, lavoro o qualsiasi altro motivo, ed il gioco è fatto: i malintenzionati sono riusciti in questo modo a venire a conoscenza di una serie di abitazioni lasciate incustodite dai proprietari, e hanno avuto via libera per procedere. Nessun pedinamento, nessuna intercettazione, ma un semplice account Facebook e un sistema per rintracciare determinati tipi di messaggi pubblici.

La polizia della città di Nashua, nel New Hampshire, è riuscita però a sgominare la cyber-gang, che nel solo mese di Agosto era riuscita a mettere a segno almeno 18 colpi. Il bottino delle rapine non è ancora noto, ma le autorità statunitensi hanno affermato che finora sono stati recuperati tra i 100.000 e i 200.000 dollari.

L’accaduto riporta alla mente l’ispirazione da cui è nata l’idea “Please Rob Me“: in tal caso era principalmente Twitter la fonte delle informazioni fornite dagli inconsapevoli utenti, e soprattutto si trattava di una sfida volta a dimostrare quanto i social network possano mettere a rischio le informazioni personali degli iscritti quando gli utenti non utilizzano con la sufficiente consapevolezza i propri account. Questa volta, purtroppo per i malcapitati, il rischio latente si è tramutato in cruda realtà.

Per quanto Facebook nel corso del tempo si sia prontamente armata di sistemi di protezione per la privacy dei propri utenti, quanto successo mette in evidenza nuovamente la necessità di maggiore attenzione nell’utilizzo dei tanto diffusi social network. Servizi come Reclaim Privacy, ad esempio, possono essere molto utili per verificare che le impostazioni del proprio account permettano una navigazione e una condivisione delle proprie informazioni sicura ed affidabile.

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