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Google Music sarà un servizio in salsa cloud

Google sembra pronta a lanciarsi nel mercato della musica digitale con un servizio per l'acquisto di brani pronto a scalzare iTunes dal podio

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Apple dovrà presto fare i conti con Google: la sfida sarà in ambito musicale, il nuovo comparto nel quale il team di Mountain View ha deciso di applicare le proprie tecnologie ed il proprio impegno per supportare nuovi stimoli agli introiti dell’azienda.

Il sito web di Billboard riporta infatti l’ipotesi secondo cui a breve verrà ufficializzata la nascita di un nuovo servizio per l’acquisto di brani musicali in formato digitale, proveniente direttamente da quel di Mountain View. Tale strumento offrirebbe due diverse opportunità: da un lato, il tradizionale acquisto e download di brani musicali, con pagamento basato sul numero di brani acquistati; dall’altro, un abbonamento annuale, probabilmente da 25 dollari, che permetterà di caricare la propria musica sui server Google, per riprodurli in streaming da qualunque dispositivo connesso in rete. Acquistando un brano, poi, sarà possibile trasferirlo automaticamente nel database dei brani collegati al proprio abbonamento.

Musica in salsa cloud, dunque: Google punta così a conquistare anche il mercato della musica digitale estendendo con ciò il successo già ottenuto da YouTube nel comparto video. Per migliorare l’offerta, sembra che verrà messa a disposizione anche la possibilità di ascoltare gratuitamente un brano prima dell’acquisto, dopo di che si passerà ad una versione di soli 30 secondi per le successive riproduzioni gratuite. A ciò si andrebbero ad aggiungere funzionalità in chiave social network, come ad esempio la condivisione della propria playlist musicale, ed un riproduttore multimediale dotato sia di una versione web che di una per dispositivi mobile.

Prima di poter veder nascere il nuovo servizio musicale di Google, però, c’è da attendere la risoluzione di alcuni problemi, tra i quali quello della suddivisione degli introiti: secondo le prime voci, le intenzioni di “Big G” sarebbero quelle di una suddivisione equa dei ricavi tra le parti, idea che non sembra però piacere molto alle etichette discografiche, con le quali le trattative sembrano comunque ben avviate.