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Wifi, liberi tutti?

L'art.7 del Decreto Pisanu contro la libertà dell'accesso a Internet tramite Wifi potrebbe cadere: una maggioranza teorica in Parlamento si è detta disponibile

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Dopo anni di paradossale chiusura al Wifi libero, anche l’Italia potrebbe rinunciare ad un orpello nato come sgangherata misura anti-terrorismo e rimasta a limitare le possibilità di crescita delle reti Wifi nel nostro paese. In un momento di grave instabilità per la politica nazionale, infatti, una luce fa capolino in fondo al tunnel: una improvvisata maggioranza potrebbe essersi aggregata attorno alla proposta di abolizione dell’art.7 del Decreto Pisanu.


La proposta porta le firme di Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta e Luca Barbareschi. L’idea è quella di chiedere deliberatamente la rimozione dell’art.7, liberando così la Rete dai limiti imposti da una norma senza eguali nel mondo: l’appoggio (scontato) dell’Italia dei Valori dovrebbe essere sufficiente per porre una maggioranza parlamentare sullo stesso fronte e così il Decreto Pisanu dovrebbe finalmente perdere quella prerogativa che, anno dopo anno, veniva rimbalzata attraverso il famigerato “Milleproroghe”.

Una interessane intervista di Alessandro Gilioli all’ex-ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni chiarisce i motivi per cui la nuova proposta ha maggiori possibilità di successo rispetto al passato (quando l’omologa Cassinelli/Concia rimase nel cassetto senza mai giungere al voto parlamentare):

Intanto la nostra è una proposta diversa. Cassinelli e Concia hanno chiesto di sostituire l’identificazione cartacea con una registrazione via sms, mentre noi vogliamo l’abrogazione totale dell’articolo 7, quindi il WiFi libero: insomma come negli Stati Uniti e come in tutti i paesi democratici. Vede, se la proposta Cassinelli-Concia fosse stata calendarizzata, magari avremmo accettato un compromesso migliorativo. Invece l’hanno ignorata e a questo punto c’è bisogno di un colpo di frusta, cioè abrogare l’articolo 7 […] [Inoltre] Barbareschi, cofirmatario, è vicepresidente della commissione trasporti della Camera, quindi ha voce in capitolo nella calendarizzazione. E poi perché il quadro attorno sta cambiando, anche nel governo

Secondo quanto indicato da Gentiloni, «l’idea è quella di costringere le Camere ad affrontare la questione prima che l’articolo 7 venga riapprovato nel Milleproroghe. Quindi anche con un emendamento apposito, se necessario»: estromettere in anticipo l’art.7 sarebbe la scelta ideale per evitare rischi dell’ultimo minuto. L’occasione, insomma, appare ghiotta:

Bisogna far capire che non è in gioco solo il (pur sacrosanto) diritto dei cittadini a connettersi alla Rete senza mille intoppi burocratici, ma anche l’incentivazione (o almeno la “non disincentivazione”) di un pezzo importante dell’innovazione digitale. Con tutte le sue conseguenze sull’economia e sulla vitalità complessiva dell’Italia

Peraltro, va ricordato, lo stesso Pisanu ha in passato espresso il convincimento per cui l’art.7 abbia ormai fatto il suo tempo.

L’abrogazione dell’articolo consentirebbe la creazione di reti per le quali sia possibile connettersi senza passaggi burocratici preventivi, liberando di fatto il mercato e consentendo così alla Rete di potersi esprimere in mobilità con maggiori possibilità. Quel che altrove è normalità, in Italia è ad oggi ancora una semplice speranza. Ma d’ora in poi è una speranza più concreta.

Photo credit: Dazzie D

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