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10 anni fa il primo vagito di OpenOffice

Dieci anni fa la comunità OpenOffice respirava per la prima volta il codice StarOffice da cui nacque il progetto che oggi vive la scissione LibreOffice

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10 anni fa OpenOffice.org emetteva il proprio primo vagito. Si chiamava ancora StarOffice, proveniva da Sun Microsystem, ma lo spirito era già quello che ha animato i 10 anni successivi: l’accesso al codice era libero e la comunità OpenOffice iniziava così a plasmarsi attorno al codice della suite.

Non si può dire ora che sia un compleanno felice perchè, 10 anni dopo, l’anniversario è vissuto da separati in casa. Da una parte c’è il brand OpenOffice.org ed il codice costruito in questi anni di fervente attività. Dall’altra c’è LibreOffice, il frutto della scissione. Da una parte c’è la casa madre Oracle, dall’altra c’è la comunità dei volontari. Ora entrambi festeggiano il decennale, ma con spirito e prospettive sicuramente differenti.

Il comunicato emesso dalla Document Foundation (a capo del progetto LibreOffice) guarda al futuro. La firma è quella di André Schnabel, uno tra i primi membri della comunità internazionale: «Ripercorrendo i primi dieci anni della comunità OOo, i risultati ottenuti dall’azione congiunta di migliaia di volontari in ogni parte del mondo sono incredibili […] Oggi, però, preferiamo concentrarci sul prossimo obiettivo: far crescere il software nel corso del prossimo decennio con una comunità indipendente, intorno al brand LibreOffice».

E il futuro è identificato nei prossimi 10 anni: il cosiddetto “The Next Decade Manifesto” (PDF) pone a capo del progetto anzitutto quattro obiettivi:

  • eliminare il digital divide consentendo a tutti di accedere gratuitamente ad una suite di produttività
  • preservare ogni madre lingua incoraggiando le persone a tradurre e promuovere la suite
  • permettere agli utenti di mantenere la proprietà intellettuale sui propri documenti attraverso formati aperti e standard
  • impegnare la community in un processo di sviluppo aperto fatto di eccellenza tecnica

I principi, insomma, rimangono gli stessi: l’apertura deve essere totale, tanto nella lingua quanto nel codice, ed il dogma “open” deve permeare così ogni attività della community. Qualunque sia il nome che dopo 10 anni OpenOffice andrà ad assumere. Del resto, in questo caso è oltremodo chiaro, il nome è soltanto un’etichetta.

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