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Digg in crisi: taglia 1 dipendente su 3

Digg ha annunciato il taglio del personale da 67 a 42 unità, una riduzione che anticipa di poche ore la nuova strategia di un gruppo in difficoltà

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Attorno a Digg non c’è un buon clima. Da tempo uno dei nomi storici del nuovo Web, quello fatto di condivisione e lavoro collaborativo, sembra non trovare la giusta direzione rimanendo impantanato in un passato fatto di successi, ma incapace di intraprendere la strada nuova che ne sappia confermare le qualità. Ed ora, un rilancio ed un CEO dopo, il pessimismo sembra aumentare.

Il 2010 doveva essere l’anno della rivalsa: nuovo sito, nuovo amministratore delegato, staff ridotto già del 10% per ottimizzare i costi, opzione internazionale ancora nel taschino. Ma i conti continuano a non tornare. Matt Williams, il nuovo CEO a capo del gruppo fondato da Kevin Rose, ha spiegato con un messaggio inviato al team come il gruppo abbia la necessità di focalizzare l’attenzione su un minor numero di progetti per tener fede al budget aziendale e che per questo motivo occorrerà agire con dei tagli. Williams spiega di aver considerato tutte le opzioni e, nonostante le performance del servizio e del canale advertising siano in costante aumento, di aver optato per un taglio del personale da 67 a 42 unità (25 licenziamenti, gruppo ridotto del 37%).

«Vorrei non fosse necessario»: una magra consolazione per le risorse tagliate, a cui Digg assicura ora massimo supporto per la ricerca di un nuovo posto di lavoro. Digerito il boccone amaro, il gruppo passerà oltre e per le prossime ore preannuncia novità relative alla nuova strategia che il gruppo intende intraprendere.

Chas Edwards, tra i pezzi grossi del gruppo, coglie l’attimo per lasciare di propria iniziativa il gruppo e passare a Pixazza. Da una start-up di successo ad una che ancora sta cercando la via della notorietà, quindi: un addio amichevole, ma una addio strategico per abbracciare una nuova esperienza prima che Digg fosse costretto a metter mano anche ai nomi di maggior prestigio del gruppo.

Photo credit: Indranell

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