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Street View, la procura di Roma apre l’inchiesta

La Procura di Roma ha aperto le indagini su Google Street View: trattasi di un atto dovuto dopo le prime conclusioni del Garante per la Privacy

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La Procura di Roma sta per aprire un’inchiesta su Google Street View. A parlarne è Repubblica.it, secondo cui il fascicolo sarebbe relativo all’ipotesi di reato di interferenza illecita nella vita privata e sarebbe inoltre, al momento, contro ignoti.

Si tratta di un passaggio importante, ma dovuto ed atteso ormai da giorni. Lo scorso 21 settembre, infatti, il caso è passato ufficialmente dalle mani del Garante per la Protezione dei dati personali alla magistratura per decisione stessa del Garante: «Il Garante privacy ha imposto a Google di bloccare qualsiasi trattamento sui cosiddetti “data” captati dalle vetture di Street View, e ha inviato gli atti all’autorità giudiziaria perché valuti gli eventuali profili penali derivanti dalla raccolta di questo tipo di dati». Il Garante, del resto, a suo tempo ha suggerito una pista su cui indagare sottoponendo all’autorità giudiziaria incaricata dell’approfondimento sulla vicenda le conclusioni a cui si è giunti dopo la prima istruttoria:

Ad avviso dell’Autorità italiana, una tale raccolta di informazioni, essendo stata effettuata in modo sistematico e per un considerevole periodo di tempo (fino al maggio 2010), comporta la concreta possibilità che alcune delle informazioni “catturate” abbiano natura di dati personali: consentano cioè di risalire a persone identificate o identificabili. Google, pertanto, potrebbe aver compiuto un grave illecito, violando non solo il Codice privacy, ma anche alcune norme del codice penale, come quelle che puniscono le intercettazioni fraudolente di comunicazioni effettuate su un sistema informatico o telematico (art.617-quater) e l’installazione, fuori dai casi consentiti dalla legge, di “apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere” comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico (art.617-quinquies).

Il Garante, insomma, intravede un profilo penale di cui sarà la magistratura a doversi occupare.

Spiega La Repubblica: «I magistrati intendono verificare se l’opzione presente sulle pagine internet del più diffuso motore di ricerca capti o meno informazioni sensibili e riservate durante il percorso fatto dalle auto di Google». A seguito di quanto intimato dal Garante, Google ha a suo tempo promesso massima collaborazione sul caso ed ha inoltre disposto quanto necessario per preservare i dati archiviati al fine di consentire agli inquirenti le necessarie analisi.

Al tempo stesso, però, la nota spiega che «I magistrati attendono che la società di Mountain View metta a disposizione, in tempi brevi, la prova che i dati raccolti sulle reti wi-fi non sono “completi” né mai utilizzati o comunicati a terzi»: Google ha già ripetutamente affermato la totale estraneità alla raccolta dei dati (avvenuta per errore e non per dolo), ha negato vi sia stato qualsivoglia utilizzo dei dati stessi (ivi compresa l’eventuale distribuzione ad entità terze), ma non potrà invece negare la possibilità che tra i dati vi siano anche dati sensibili. Al contrario di quanto inizialmente emerso, infatti, Google ha ammesso di aver dopo le prime analisi sui dati anche url complete, indirizzi email e password. Il tutto, però, senza sistematicità ed in un calderone pieno di dati frammentari e privi di significato.

La parola passa alla magistratura. Tra Google e il Garante, invece, i rapporti saranno ora regolati secondo regole più stringenti e per le quali ulteriore dialogo tra le parti dovrà trovare un nuovo compromesso garante tanto della bontà del servizio quanto della privacy dei cittadini.

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