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Microsoft vs Motorola: il prezzo non è giusto

Microsoft porta nuovamente in tribunale Motorola chiedendo un diverso calcolo delle royalties per lo sfruttamento dei brevetti della controparte

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Microsoft e Motorola, già ai ferri corti in conseguenza dell’impegno della seconda nei confronti di Android, vedono aumentare di consistenza il fronte legale che le vedrà opposte nei mesi a venire. Ancora una volta al centro della diatriba v’è una serie di brevetti, ma in questo caso la contestazione non è tanto relativa alla violazione degli stessi, quanto piuttosto al prezzo concordato delle licenze.

La denuncia, secondo quanto riportato da Reuters, è stata depositata presso la Corte Distrettuale del Western District di Washington. Quel che Microsoft contesta a Motorola è l’inadempienza alle promesse siglate con entità quali l’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) o l’International Telecommunications Union (ITU), alle quali il gruppo ha garantito di concedere le proprie licenze relative a wireless e codifica video sulla base di condizioni «ragionevoli e non discriminatorie».

Tutto nasce da una serie di comunicazioni tra le parti, all’interno delle quali è emersa la differenza di vedute relativamente a ciò che la licenza impone. Secondo Motorola, infatti, il prezzo sarebbe direttamente proporzionale al prezzo finale di distribuzione del prodotto; secondo Microsoft, invece, la licenza dovrebbe essere assoggettata ad una diretta proporzionalità con il prezzo del singolo chip inerente il brevetto. Risulta chiaro, pertanto, quanto la differenza sia sostanziale e concreta poichè misurabile in denaro.

Le licenze Motorola sarebbero state sfruttate da Microsoft tanto in Windows 7, quanto nei Windows Phone 7, quanto ancora nella console Xbox 360: oggetto della contesa sarebbe soprattutto quest’ultimo ambito, con WLAN e codifica H.264 destinati ad essere al centro delle attenzioni dei legali impegnati nella contesa.

Motorola al momento non commenta, mentre Microsoft condisce le proprie accuse sottolineando l’origine discriminatoria delle royalties richieste e sminuendo al contempo la centralità dei brevetti della controparte nelle tecnologie oggetto della contesa legale.

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