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Prove tecniche di NGN

Telecom, Vodafone, Fastweb ed altri operatori condivideranno le spese per le infrastrutture passive della nuova rete nazionale in fibra

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Anche l’Italia potrà iniziare i lavori per una New Generation Network: l’accordo era dato per vicino ieri ed è dato oggi per siglato, mettendo sullo stesso fronte tutti i maggiori operatori del settore e consentendo pertanto alle parti di unire le forze per raggiungere un salto di qualità di cui la rete nazionale per la banda larga ha assoluto ed urgente bisogno.

Le ostilità erano iniziate quando Vodafone, Wind e Fastweb hanno mostrato i muscoli annunciando un progetto unitario per portare la banda larga in Italia costruendo una rete parallela a quella Telecom. I mesi successivi sono stati all’insegna della guerra fredda tra due parti che non sembravano poter trovare una linea comune: “2010 Fibra per l’Italia” da una parte, l’incumbent dall’altra. Ora la formula sembra però essere stata trovata sulla linea di un compromesso che porta i due poli ad una condivisione parziale delle spese, ma anche ad una sostanziale divisione dei compiti in quanto a nuovi investimenti per l’estensione della rete.

Secondo quanto indicato dall’approfondimento di Repubblica.it sul tema, infatti, «Gli operatori condivideranno solo le infrastrutture passive Ngn, che comunque rappresentano il 60-80 per cento dei costi per portare fibra nelle case: scavi, cavidotti, canaline verticali che entrano nel palazzo». Rimane invece fuori dall’accordo la parte “attiva” dell’infrastruttura, cioè la fibra ed i suoi apparati. Gli operatori che intenderanno investirvi potranno pertanto o stendere fibra propria, oppure affittare quella esistente secondo tariffe che saranno concordate in divenire (l’AGCOM dovrà a tal proposito dire la propria, ed i calcoli saranno soggiogati ai termini imposti allo scopo dall’Unione Europea).

«L’accordo è uno snodo importante, soprattutto perché a questo punto cadono le riserve della Cassa depositi e prestiti su un eventuale finanziamento dell’Ngn. Il processo sarà comunque ancora lungo e complesso, perché vanno affrontati subito una serie di nodi molto delicati»: il commento di Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga, sottolinea quanto l’accordo sia un positivo punto di inizio sul quale si erge però tutta una serie di importanti problematiche ancora da affrontare.

Per esempio, la governance della società, per la quale il ministero ha istituito un altro tavolo tecnico di 90 giorni. Altro nodo è se e quando Telecom spegnerà la rete in rame, per far posto alla fibra ottica assicurandone la sostenibilità economica.

La nota positiva è nella comunione di intenti che sembra improvvisamente essere sbocciata tra le parti: risolto il “se”, occorre ora risolvere il “come”. E non è soltanto questione di dettagli.

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