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“The social network”: come avere un’idea geniale e vivere felici

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Il film più atteso è finalmente uscito anche in Italia. In questo primo fine settimana “The social network“, è distribuito in 282 copie e conta di ripetere il successo clamoroso registrato in altri paesi. Non dovrebbe essere difficile, per almeno due ragioni: gli italiani sono dei fanatici di Facebook e il film è davvero ben fatto.

Questo blog non parla di cinema, ma la pellicola di David Fincher ha molti piani di lettura, e quello che qui ci piace far emergere è il minuzioso racconto di come si sviluppa un’idea sul Web, e come cresce una start up. “The social network” è anche uno straordinario manuale di sopravvivenza nel caso vi venisse un’idea geniale.

La bravura dello sceneggiatore Aaron Sarkin è stata quella di concentrarsi sulla vicenda legale che ha opposto Mark Zuckerberg a ex compagni di Harvard: i gemelli Winklevoss e il cofondatore di “thefacebook.com”, Eduardo Saverin. Spunto per una serie di flashback che costituiscono la vera trama del film.

Ognuno di questi flashback corrisponde a un punto di evoluzione di Facebook. Vediamo quali:

  • Visione: Il giovane studente ha un’intuizione che non cade dal cielo: è frutto di una serie di tentativi (come facemash.com) e di interazioni con gli amici, ma è soltanto sua la visione netta di cosa si deve fare, e una volta immaginata solo lui la difende. La differenza tra avere un’idea e realizzarla;
  • Missione: Zuckerberg, a soli 19 anni, è già in grado di assumersi la responsabilità di un progetto imprenditoriale. Non si spaventa, non cede subito alla tentazione di inserire pubblicità sul sito e divide i compiti tra i collaboratori. Non viene mai meno alla visione che ha in testa e quando trova qualcuno (Sean Parker, il fondatore di Napster) che la pensa come lui, lo invita subito dentro l’avventura;
  • Obiettivi: Zuckerberg capisce che il suo Facebook può ambire a ben più di un milione di dollari, come prospettato dal suo direttore finanziario, bensì mille volte di più. Perciò continua a espandersi nelle università americane e cerca finanziamenti a fondo perduto. Sa aspettare;
  • Crisi di crescita: Come in ogni buona avventura imprenditoriale viene il momento in cui la società deve cambiare forma, i vecchi soci devono decidere cosa fare da grandi. È qui che scoppia il caso legale. Zuckerberg e Parker da una parte e Saverin dall’altro, distanti mille anni luce: i primi due pensano a creare un team di programmatori, l’altro a monetizzare. Quando arriva mezzo milione di dollari da una società di investimento i “nerd” rompono gli indugi. Sarà una battaglia dura, ma non è questione di capire chi ha ragione: ce l’hanno tutti. Quando però Zuckerberg qualche anno dopo dovrà risarcire il vecchio amico con centinaia di milioni di dollari è così ricco che per lui è come una multa per divieto di sosta. E sono tutti contenti;
  • Espansione: Facebook è ormai una realtà gigantesca, Zuckerberg è il giovane più ricco al mondo. L’espansione di Facebook è la cifra della bontà della sua idea, perché altri social network sono arrivati sul mercato, ma nel suo ci sono ormai troppe persone per potervi rinunciare. Zuckerberg ha in un certo senso emulato Bill Gates, facendo qualcosa che non è necessariamente la migliore, ma la più facile e diffusa in tutto il mondo. Facebook è una calamita. Adesso è arrivato il momento di godersi lo spettacolo.

La straordinaria morale che sottende questo film e la vicenda reale che l’ha ispirato è il funzionamento del “capitalismo universitario” negli USA, così lontano dai nostri orizzonti da sembrare impossibile.

Come spiega il rettore di Harvard ai gemelli Winklevoss, giunti per lamentarsi che qualcuno avrebbe rubato loro l’idea, esiste una sola reazione possibile:

Gli studenti vengono qui a Harvard non per cercare un lavoro, ma per inventarselo. Invece di lagnarvi di non avere più il vostro nuovo progetto, pensate a un nuovo-nuovo progetto!.

In fondo, il segreto per avere un’idea geniale e vivere felici è presto detto: vivere in un paese dove l’Università è ancora un luogo inventivo e dove esistono istituti che finanziano le buone idee senza pretendere di controllarne la proprietà, ma lasciandola, senza battere ciglio, a un ventenne.

Purtroppo al momento in Italia ce lo sogniamo.

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