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ACTA, prove generali anti-contraffazione

Giunge al vaglio degli enti governativi la prima bozza di ACTA, documento destinato a semplificare la lotta alla pirateria

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La lotta alla contraffazione digitale ha un nuovo alleato. Dopo mesi di negoziazione, con rumor, indiscrezioni e commenti da più parti, l’ACTA è diventata realtà. O almeno, ci prova: una prima bozza dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement è pronta, approvata dai rappresentanti dei Paesi aderenti, ed il prossimo step ne permetterà l’entrata in vigore.

Scopo del documento è quello di uniformare a livello internazionale le regole vigenti in materia di violazione dei diritti d’autore. In particolare, il tentativo è quello di realizzare una base comune di ipotesi da utilizzare ogni qual volta vi sia una sospetta violazione, per favorire la cooperazione tra gli enti preposti a tale scopo, abbattendo ogni barriera geografica. Il ventaglio di argomenti trattati è piuttosto ampio: dalla pirateria informatica ai brevetti sulle nuove tecnologie, passando per altri aspetti fortemente collegati alla violazione della proprietà intellettuale e del diritto d’autore, con un occhio di riguardo al ruolo della rete.

Le firme in calce alla bozza del documento permettono di comprendere quale sia la portata dell’ACTA, cui hanno deciso di aderire Stati Uniti, Unione Europea (e relativi Paesi membri), Australia, Canada, Giappone, Corea, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Svizzera. Mancano all’appello alcune nazioni in cui il fenomeno della contraffazione digitale è all’ordine del giorno, quali ad esempio Brasile e India, motivo per cui restano ancora alcuni dubbi sull’effettiva efficienza del trattato. Il quale, peraltro, non vincola i Paesi aderenti a rispettarlo in toto, ma permette ad ognuno di essi di scegliere la modalità specifica con cui applicarlo.

La strada da percorrere non è però terminata e dopo quasi 3 anni, dal 2007 a oggi, conditi da 11 tentativi di contrattazione, con tanto di polemiche al contorno in merito alla trasparenza di tali operazioni, ACTA passerà al vaglio dei vari enti governativi, che decideranno se adottarlo o meno. La creazione di un linguaggio comune, da utilizzare in discussioni internazionali riguardanti i suddetti argomenti, potrà certamente giovare alla lotta anti-contraffazione a patto che le varie parti in gioco sappiano dialogare in simbiosi tra di loro.

Immagine: Bizmac • Notizie su: