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Gmail tuteli gli utenti non-Gmail

Una nuova denuncia sfida Gmail chiedendo che gli utenti non-Gmail siano compensati per le email analizzate dagli algoritmi Google

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Nella selva di denunce che circonda il ricco mondo dell’Information Technology spunta un nuovo caso che, prendendo nel mirino Google ed il servizio Gmail, affronta la questione in un modo di per sé nuovo: non una sfida specificatamente voluta per la tutela della privacy, ma per certi versi un tentativo di ricerca di una sua monetizzazione.

La denuncia è stata depositata presso la corte dell’Eastern District del Texas da Keith Dunbar: l’accusa addebita a Gmail la violazione della Electronic Communications Privacy Act del 1986. Nello specifico, la denuncia fa riferimento a tutte le email ricevute dagli utenti Gmail, ma provenienti da utenti non utilizzanti la casella di posta di Mountain View. Il problema è identificato nel fatto che Gmail utilizza la posta in arrivo per formulare i propri annunci sull’interfaccia della webmail: la posta altrui viene infatti analizzata senza autorizzazione del mittente (un utente non-Gmail) ed utilizzata per finalità e monetizzazione proprie «senza compensazioni» per l’utente.

Google non commenta spiegando di essere in attesa della notifica della denuncia, mentre su InformationWeek giunge la reazione esterrefatta del prof. Eric Goldman della Santa Clara University School of Law secondo il quale la questione sarebbe già stata ampiamente affrontata anni fa, con denunce e ricorsi ripetuti contro Gmail.

La webmail sarebbe insomma stata chiaramente spiegata da Google, gli aspetti relativi alla privacy sono stati esplicitati e soprattutto è chiaro il fatto che le mail sono passate al vaglio di un sistema automatico che non comporta alcuna conseguenza sul mittente che invia messaggi ad un utente Gmail. Il diritto alla scansione proverrebbe pertanto direttamente dall’autorizzazione concessa dall’utente Gmail in questione, il quale concede la propria posta in arrivo in cambio di un servizio gratuito e soddisfacente.

Il caso sembra insomma destinato a chiudersi in un nulla di fatto. Ma rimane l’ennesima denuncia con la quale si va meglio a definire il rapporto tra gli utenti, i servizi online e le informazioni ivi trasmesse. Gmail è stato uno dei servizi maggiormente sotto osservazione e mezzo decennio dopo l’esordio continua a rimanere nell’occhio del ciclone: per le violazioni della privacy prima, per Google Buzz poi, per la nuova denuncia oggi.

Fonte: Information Week • Notizie su: