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The Daily, una rivoluzione fatta di limiti

The Daily nasce tra mille limiti pur di negarsi alla forza centrifuga di Google: basterà per creare una galassia nuova?

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The Daily sta per partire, tutto è ormai pronto. Una grande redazione, un grande editore, una enorme copertura mediatica, prezzi popolari: tutto lascia propendere per l’ipotesi di un grande esordio. Ma non è tutto oro quel che luccica nelle mani di Rupert Murdoch. MySpace insegna.

The Daily si promette infatti al mercato con una prospettiva del tutto particolare: sarà l’unica testata pensata e realizzata esclusivamente per iPad. Dietro questa mirabolante promessa, però, c’è tanto un carico rivoluzionario quanto un intrinseco controsenso dettato dal fatto che limitare la testata all’iPad non significa regalarne grandi opportunità, ma negargliele. Il cartaceo è da scartare, e questo è chiaro per un nome che intende fare la rivoluzione. Ma perchè negare The Daily al World Wide Web? Il motivo c’è ed è forte, ma la testata rischia di rimanerne vittima.

La Rete si è affermata come il polo della gratuità. Sebbene Murdoch abbia sbandierato risultati interessanti per le testate nascoste dietro paywall, è chiaro il fatto che sul Web a dominare è oggi Google, vero e proprio vigile urbano nel direzionare l’utenza verso i contenuti cercati. Murdoch si è trovato di fronte ad una scelta: accondiscendere alla legge di Mountain View e portare valanghe di contenuti su Google News (e magari offrendo spazi ad AdSense), oppure negarsi in toto a Google e scegliere una via alternativa?

Murdoch ci sta pensando da tempo, fin quando ha trovato una spalla solida su cui piangere: Steve Jobs. L’iPad nasce allo scopo: portatile, accattivante, innovativo, l’ideale per incarnare quel motto rivoluzionario che il giornalismo va cercando. Murdoch e Jobs si sono così messi a quattr’occhi ad immaginare un progetto congiunto e dall’incontro di intenti ne è nato The Daily.

Ma il progetto potrebbe essere una vittima sacrificale, una sorta di idea kamikaze da mandare allo sbaraglio. Murdoch è infatti convinto che la nuova era del giornalismo non possa passare per il “WWW”. Jobs, da parte sua, ha stretta necessità di affermare l’iPad dando al tablet non solo un motivo d’essere (per fomentare le vendite), ma anche un motivo di distinzione (ed a tal fine un contenuto esclusivo è un contenuto di valore impareggiabile). The Daily nasce con una utenza chiusa da limiti artificiali: solo l’utenza iPad, solo l’utenza USA, solo l’utenza disposta a pagare 1 dollaro a settimana per accedere ai contenuti proposti. 800 mila utenti nel mirino, suggerisce Murdoch.

Trattasi comunque di limiti da valutarsi ad uno ad uno: 1 dollaro a settimana è poco, ok il prezzo è giusto; l’utenza USA è un limite obbligato, ma che cadrebbe se le proposte editoriali dovessero moltiplicarsi sulla scia del tentativo della coppia Murdoch/Jobs; l’utenza iPad, di per sé, è destinata ad aumentare presto e non è detto che la cosa non possa estendersi in breve anche ad iPhone, iPod e (perchè no) all’universo Mac OS nella sua complessità.

Ma la scelta è stata effettuata: non “WWW”, ma applicazioni e nicchie confinate da coltivare al di fuori della portata di Google. Una scelta coraggiosa da osservare con estrema attenzione, una svolta destinata a lasciare il segno. Non si sta evolvendo il giornalismo, ma ne sta nascendo un altro, parallelo e parimenti rivoluzionario rispetto a quello che da tempo si affaccia sul Web. Il digitale cambia tutto non omologando, ma frammentando: è questa la novità più interessante.

Immagine: World Economic Forum • Notizie su: