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Usa telefono e ADSL dell’ufficio comunale: assolto

La Cassazione "perdona" un dipendente comunale che in due anni ha speso 75 euro in telefonate e qualche ora sul web per finalità private

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Utilizzava mezzi di comunicazione in dotazione al proprio ufficio, quali telefono e postazione Internet, per finalità private: la Corte di Cassazione lo ha assolto e la notizia, come sempre in questi casi, fa discutere. Va comunque tenuta presente la natura della sentenza, la quale giudica il caso specifico interpretandone i risvolti legali sotto ogni punto di vista: in questo caso il problema è stato considerato talmente irrisorio da non meritare una condanna e tale da non configurare alcun modo reato.

Il responsabile è un responsabile del Comune di Stresa sotto accusa per «peculato e abuso d’ufficio». A suo carico, infatti, l’uso di un cellulare per finalità private (276 SMS e 625 telefonate per un costo complessivo di 75 euro in un biennio) ed un ripetuto uso delle postazioni pc in dotazione alla pubblica amministrazione navigando sul web per finalità proprie. Il GUP aveva già prosciolto l’imputato poichè veniva rilevata «l’assenza di atti appropriativi di valore economico sufficiente per la configurabilità del delitto di peculato»: i costi erano troppo modesti per poter giungere ad una condanna e troppo modesti anche per giungere alla configurazione di un danno rilevante. In mancanza di «ingiusto vantaggio patrimoniale rappresentato da un effettivo e concreto incremento economico del patrimonio del beneficiato quale conseguenza della condotta abusiva», inoltre, si considerava nulla anche l’accusa per abuso d’ufficio.

La Cassazione non ha fatto altro che confermare la sentenza precedente di fronte al ricorso del procuratore capo di Verbania: nel testo della sentenza 41709 si rammenta che tutti i passi processuali precedenti «sono concordi nel ritenere che danni al patrimonio della pubblica amministrazione di scarsa entità finiscono per essere irrilevanti per rivelarsi le condotte inoffensive del bene giuridico tutelato». L’ultimo grado di giudizio non intende quindi pronunciarsi nei confronti di una vicenda «il cui danno arrecato era di circa 75 euro in un arco temporale di poco più di 2 anni per contatti di breve durata con un numero ristretto di persone».

Prevale il buon senso, insomma, introducendo una sorta di tolleranza nel valutare gli usi di cui si è fatto per le dotazioni informatiche della PA da parte di un responsabile che vi lavorava a contatto. E tutto ciò, a maggior ragione, vale per l’uso della connessione internet negli uffici comunali: essendo in auge un abbonamento “flat” con Telecom Italia per l’ADSL comunale, l’uso della banda negli uffici municipali non implica costi aggiuntivi né vantaggi economici personali. Ne consegue ancora una volta una accusa smontata nella sostanza e pertanto l’assoluzione piena dell’imputato.

Fonte: AGI • Immagine: Corte di Cassazione • Notizie su: