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Addio TV: i giovani preferiscono Facebook

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Ogni anno le statistiche sono sempre più chiare: gli adolescenti del secondo decennio degli anni Duemila stanno abbandonando la televisione. Lo dice anche l’ultimo rapporto della Società italiana di pediatria sugli adolescenti, “Abitudini e stili di vita tra gli adolescenti”, per il quale sono stati intervistati 1.300 studenti fra i 12 e i 14 anni.

I numeri parlano chiaro: sette ragazzi su dieci hanno un profilo su Facebook e hanno un rapporto con la tecnologia come fosse un’estensione del loro corpo. Niente di male, in sé, anche se non mancano alcuni atteggiamenti potenzialmente rischiosi, dalla tendenza all’isolamento ai contatti con adulti pericolosi.

Il dato più illuminante sul sorpasso storico nei confronti del piccolo schermo è il seguente: a passare più di tre ore al giorno sul Web sono il 17,2% dei ragazzi, mentre quelli che passano lo stesso tempo davanti alla televisione sono il 15,3%. Una rivoluzione.

Il resto è abbastanza noto: il Web veste di rosa (c’è un vantaggio di circa il 3% delle femmine rispetto ai maschi di pari età) e l’uso dei cellulari è diffusissimo anche tra i più piccoli. Il presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Ugazio, così commenta:

Curiosità, desiderio di conoscenza, capacità di distinguere bene e male sono valori da insegnare nell’infanzia, nei primissimi anni di vita, perché quando si arriva a 12-14 anni diventa molto più difficile. Un bambino che ha assimilato questi valori sarà molto probabilmente un adolescente che saprà prendere il meglio dal Web.

Il campione assoluto resta però sempre il social network di Mark Zuckerberg, cresciuto del 35% in un anno, una crescita così alta da avere spazzato via i blog e le chat, crollati dal 40% dell’anno scorso al 17% nel 2010.

Insomma, la vecchia profezia secondo la quale un giorno il Web sarebbe stato invaso da cinque miliardi di blog letti da un solo lettore (il suo gestore) è totalmente smentita anche nelle fasce d’età che teoricamente sarebbero più propense. Gli adolescenti italiani considerano invece il Web come il luogo delle relazioni e dello studio.

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