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Wikileaks risorge in Svizzera

Wikileaks riparte dalla Svizzera, sotto dominio Wikileaks.ch registrato a nome del Partito Pirata locale.

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Wikileaks è tornato. Lo comunica il team tramite Twitter annunciando il nuovo dominio Wikileaks.ch:

Wikileaks riparte dalla Svizzera

Wikileaks riparte dalla Svizzera

L’abbandono del servizio di hosting da parte di Amazon e la sospensione del servizio DNS non sembrano pertanto bastati: il sito riparte da dove si era fermato ed il Cablegate può riprendere vita dopo poche ore di irraggiungibilità.

È un momento delicato per molti motivi: le pressioni dei governi di tutto il mondo si contrappongono alla volontà di sapere da parte dell’utenza. Le diplomazie internazionali si stanno pertanto muovendo con discrezione per tentare di affossare l’immagine di Wikileaks e, mentre le notizie si susseguono con estrema rapidità, Julian Assange è ormai un latitante con mandato di cattura internazionale sul capo. Ma il sito è tornato in piedi, perchè si sa: un sito web può essere nascosto, ma difficilmente lo si può seppellire.

Il nuovo Wikileaks è in Svizzera, sotto dominio “.ch”. Risulta essere registrato a nome del “PiratenPartei” (il Partito Pirata svizzero), il che sembra peraltro raccogliere attorno a Wikileaks un vero e proprio movimento che va ben oltre il solo Cablegate. Il server di supporto ha indirizzo IP “213.251.145.96“, ed è apparentemente dislocato su territorio francese. «La libertà di espressione ha un numero: http://88.80.13.160»: la comunicazione di Wikileaks rimanda così ad un IP di origine svedese sul quale è attivo il redirect verso l’attuale dislocazione del sito (dislocazione a questo punto presumibilmente dinamica, in una sorta di diaspora continua in un gioco tra “guardia” e “ladri” sotto gli occhi dei media di tutto il mondo).

Le pagine sono al momento lente, ma è presumibile un immediato sovraccarico dei server a seguito della ricerca del sito da parte degli utenti. Wikileaks è in ogni caso nuovamente raggiungibile. Ciò nonostante Julian Assange chiede supporto perchè «pubblicando un documento all’ora, ci vorranno 28,6 anni per pubblicare tutto il materiale».

Immagine: Paul Downey • Notizie su: