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Wikileaks: chi pro, chi contro e chi DDoS

Wikileaks perde Assange, ma continuerà le proprie attività tra oppositori, supporter e le frange estreme dei DDoS

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L’arresto di Julian Assange non fermerà Wikileaks e, soprattutto, non fermerà il movimento che attorno a Wikileaks ha trovato un nuovo centro gravitazionale attorno al quale costruire la propria identità. Ed è un movimento eterogeneo, non ancora strutturato, e le cui espressioni non sono soltanto costruttive (tra queste è possibile annoverare ad esempio centinaia di mirror certificati dai quali raggiungere il sito principale): le frange estreme hanno infatti immediatamente fatto sentire la propria voce a colpi di DDoS, lottando così con la forza contro coloro i quali hanno collaborato con le istituzioni affinché il sito potesse cadere.

Amazon ed EveryDNS hanno abbandonato la nave Wikileaks appena è stato chiaro il fatto che i DDoS sarebbero stati un prezzo troppo caro da pagare. Ma l’abbandono è costato a PayPal il medesimo scotto. Il blog del gruppo è caduto per circa 7 ore sotto i colpi di un attacco rivendicato su Twitter e nel quale è chiara la matrice di base: attaccare chiunque attacchi Wikileaks. Nota, peraltro, anche la filosofia che sta dietro il gruppo autore dei DDoS: già promotori della nota Operazione Payback contro i siti RIAA ed MPAA, gli “anonimi” si sono distinti nei mesi scorsi per una serie di iniziative volte a dimostrare le potenzialità di attacco del gruppo.

Ulteriore vittima dei cracker è il gruppo PostFinance, la banca svizzera che ha bloccato il conto corrente di Assange con motivazioni chiaramente strumentali e finalizzate semplicemente a dissociare il gruppo dalle attività del numero uno del progetto Wikileaks. Il sito PostFinance.ch è stato affossato per varie ore ed è tornato attivo in giornata, ma nel momento in cui pubblichiamo i server sono ancora evidentemente lenti e quindi non completamente al di fuori degli effetti del DDoS. Irraggiungibile, ad esempio, la pagina nella quale il gruppo adduce le proprie motivazioni alla decisione di tagliare il conto corrente di Assange.

Il prossimo nome ad entrare potenzialmente nell’occhio del ciclone è Mastercard: il gruppo ha negato i propri canali agli utenti desiderosi di effettuare donazioni nei confronti di Wikileaks, tagliando così l’ennesima fonte di finanziamento del progetto. Contrario all’opposizione nei confronti del sito, invece, il gruppo OVH sul quale risiedono i cable attualmente in pubblicazione: il gruppo ha confermato la propria collaborazione e le pressioni congiunte di Sarkozy e del ministro Eric Besson non sono dunque andate a buon fine. Nemmeno la pressione legale è servita allo scopo: il giudice incaricato di valutare la questione ha negato ogni restrizione alle attività OVH chiedendo tempo per maggiori approfondimenti.

In favore di Wikileaks, o quantomeno non in posizione contraria, si schiera anche il social network Facebook: la pagina di Wikileaks (ormai prossima al milione di fans) rimarrà per ora aperta poiché non viola in alcun modo la policy del gruppo. Attivo anche il profilo su Twitter, divenuto in questi giorni una sorta di portavoce ufficiale del team di Assange: sebbene vi sia qualche dubbio sul comportamento di Twitter nella scelta dei temi in evidenza (Wikileaks sembra essere stato scartato per possibili motivi di opportunità), tuttavia l’account continua ad essere funzionante ed a fungere da riferimento fondamentale per l’attuale passaparola che circonda il Cablegate.

Fonte: BBC • Immagine: Wikileaks • Notizie su: