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Chrome OS è realtà. O quasi

Google ha presentato Chrome OS e chiede supporto agli utenti: il sistema sarà disponibile entro i primi mesi del 2011

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Chrome OS è un sistema operativo che fa fondamentale affidamento al cloud. Che consente di avere una sola postazione ovunque, una sincronizzazione completa tra le postazioni, una serie di applicazioni da installare ed una esperienza completamente ritagliata attorno all’utente utilizzatore. Google ne ha enunciate le caratteristiche principali, ma al momento si nasconde: i primi device con Chrome OS saranno distribuiti l’anno venturo, ma fin da subito chiunque può candidarsi per avere tra le mani il device progettato per i test: il Cr-48 Chrome Notebook:

«Non siamo ancora pronti, ma Chrome OS è nella fase in cui necessitiamo di feedback da utenti reali». Ed è questo ciò che Google si appresta a fare: un casting internazionale per valutare chi sia realmente interessato a provare il sistema e possa fornire un utile feedback al gruppo. In questa fase Google snocciola le caratteristiche principali del sistema, dopodiché si procederà con i test che permetteranno di conoscere più da vicino il prodotto.

«C’è ancora molto lavoro da fare e siamo eccitati di lavorare con la community open source. Abbiamo beneficiato di molti progetti quali GNU, il Linux Kernel, Moblin, Ubuntu, Webkit ed altri ancora». Se questi progetti rappresentano la base del progetto, la filosofia Google ne rappresenta invece l’altezza, la direzione, la potenzialità. Queste, infatti, le caratteristiche principali del sistema operativo Chrome OS, così come annunciate nell’apposito evento organizzato a San Francisco:

  • Instant web: boot in 10 secondi, pieno supporto degli standard, supporto di Adobe Flash. Google, insomma, prospetta agli utenti una sorta di chimera rispetto a quello che è l’attuale realtà del computing. E la sfida a Microsoft ed Apple si fa pertanto ancor più diretta: questa volta Google punta dritta al cuore, tentando di scalfire il decennale duopolio dei sistemi operativi che garantisce a Redmond e Cupertino il perpetrarsi del successo ottenuto in passato.
  • Same experience everywhere: applicazioni, documenti, impostazioni: è tutto archiviato nel cloud e sincronizzato continuamente per consentire la medesima esperienza sempre e ovunque. Ogni operazione, insomma, è effettuata agendo in stretto collegamento con il cloud, il che permette all’utente di dissociare la propria esperienza dalla postazione in uso: ovunque si possa accedere ad una connessione sarà possibile accedere ai propri dati, alle proprie applicazioni, alle proprie impostazioni. Cioè, al proprio pc.
  • Always connected: sempre connesso, con 100MB disponibili ogni mese in collaborazione con Verizon Wireless. Potrebbe essere questo l’elemento debole della catena, ma Google sembra aver idee chiare e partner pronti a collaborare. La connettività fa infatti la differenza in questa nuova dimensione e rappresenta una vera e propria linfa vitale per device in grado di esprimere le proprie potenzialità solo e soltanto se connesse alla rete.
  • Security built in: Google promette massima attenzione alla sicurezza identificando in questo aspetto una delle leve di maggior potenziale per scalzare le soluzioni software tradizionali proponendo in cambio la propria realtà basata sul codice Chrome.
  • Forever fresh: Google è certo del fatto che, per propria natura, Chrome OS sia più sicuro di qualsiasi altro sistema operativo sul mercato. La possibilità di aggiornare continuamente il sistema consentirà inoltre a Google di tenere aggiornato il codice, rispondendo così istantaneamente a qualsiasi minaccia possa far capolino.
  • Amazing web apps: l’apertura del Chrome Web Store apre agli utenti un nuovo marketplace di applicazioni che è possibile installare sui propri device dotati di Chrome OS. Così facendo Google non solo anticipa il marketplace per applicazioni che Apple intende lanciare per i propri Mac OS, ma genera altresì l’estensione necessaria per consentire agli sviluppatori di arricchire Chrome OS con le proprie idee e le proprie creazioni. Il principio è traslato per certi versi dal mobile ai desktop, ma in quest’ultima realtà le potenzialità sono maggiori e la portata rivoluzionaria trova nuova magnitudo.

Chrome OS è però qualcosa di fondamentalmente diverso rispetto ad Android. Così come il primo è un sistema per notebook pensato per estendere nel cloud la propria anima, il secondo è invece un vero e proprio software con cui gestire i dispositivi mobile nelle loro varie configurazioni hardware. I due prodotti sono pertanto destinati a rimanere al momento separati in tutto e per tutto, salvo veder convergere in prospettiva marketplace, applicazioni e strumenti di sviluppo.

E per chi pensa ad un ipotetico futuro su tablet per il Chrome OS, la risposta è una sorta di “yes, we can”: Google non nega tale possibilità, ma al tempo stesso limita al notebook le prime prove sul campo senza sbilanciarsi per quanto concernente una possibile sfida “cloud” all’iPad.

Fonte: Wall Street Journal • Notizie su: