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ISTAT: così l’impresa italiana va online

L'impresa italiana crede sempre di più nella Rete, ma ancora ha un rapporto poco maturo con essa. Soprattutto nel mondo delle Pmi

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Il nuovo report dell’ISTAT “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese” (pdf) riconsegna uno spaccato dell’Italia che produce e del suo rapporto con la Rete e con le tecnologie informatiche. I numeri dipingono un quadro in forte chiaroscuro: la grande impresa investe e sperimenta, viaggia a banda larga e garantisce ai propri sistemi organiche policy di sicurezza; la piccola impresa improvvisa, si basa sulle conoscenze dei singoli e spesso e volentieri non ha nemmeno la possibilità o l’interesse di dotarsi di connettività a banda larga.

«La diffusione delle tecnologie informatiche di base nelle imprese con almeno 10 addetti del settore industriale e dei servizi è ormai ampiamente consolidata. A gennaio 2010 il 95,1% delle imprese ha dichiarato di utilizzare il computer e il 93,7% dispone di una connessione ad Internet. L’impiego del computer coinvolge quattro addetti alle imprese su dieci». Ma se si approfondisce il discorso emerge tutta la spaccatura esistente tra le due diverse realtà.

Ad esempio «Circa il 77,3% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una rete aziendale, interna (Intranet), esterna (Extranet) o più semplicemente una rete locale (LAN) per connettere i propri computer. In particolare, la rete LAN è al massimo livello di utilizzo nelle telecomunicazioni ed è molto diffusa tra le attività legate al settore ICT (96,3%)». Tuttavia, «Le tecnologie di collegamento a Internet in banda larga sono presenti soprattutto tra le imprese con almeno 50 addetti (oltre il 92,9% adotta la connessione fissa a banda larga e l’86,7% quella DSL). La connessione mobile interessa complessivamente circa il 23,0 per cento delle imprese ed è fortemente influenzata sia dalla dimensione aziendale (la percentuale di utilizzo passa dal 19,9% delle imprese con meno di 50 addetti al 71,1% di quelle con oltre 249), sia dall’attività economica».

La frattura tra grande impresa e Pmi è forte anche relativamente al rapporto con il mondo open source: sebbene i sistemi operativi open siano stati utilizzati dal 15,9% delle imprese, infatti, nelle Pmi il dato scende al 13,9% per crescere nella grande impresa al 49,3%. Medesima sorte spetta alla firma digitale, strumento utilizzato da 1 piccola azienda su 5 contro una penetrazione pari al 50% presso la grande impresa.

L’impresa si rapporta alla Rete come mezzo sempre più fondamentale sotto molti punti di vista. Internet diventa infatti strumento primario quando si parla di banking online (86,6%), quando ci si rapporta con la Pubblica Amministrazione (83,7%), quando si tratta di acquisti per l’azienda (35,9%) o quando si tratta di e-commerce e vendita (5%). Relativamente a quest’ultimo dato, «A vendere online sono soprattutto le imprese con almeno 250 addetti (16,6 per cento) e quelle dei servizi non finanziari (8,4%). Da un punto di vista settoriale, i comparti della metallurgia e fabbricazione di metallo (28,7%), dell’energia e fornitura acqua (22,9%), del trasporto (27,2%), degli autoveicoli (23,9%), della produzione di software e di servizi di informazione (25,9%) sono quelli con la maggiore intensità di imprese che realizzano on-line almeno la metà del loro fatturato totale.

«Nel Nord circa il 65,0 per cento delle imprese è presente nel web con un proprio sito; l’incidenza scende al 60,2 per cento nel Centro ed al 51,1 per cento nel Sud e Isole». L’analisi dei siti rivela però un rapporto ancora non del tutto maturo con l’offerta ed una visione del Web che si limita oggi perlopiù ad una sorta di catalogo globale con cui offrire i propri servizi. Secondo l’Istat, infatti, «si evidenzia una relativa scarsità nei servizi più complessi, quali la personalizzazione dei contenuti del sito web, la possibilità di progettare prodotti, di effettuare ordini e prenotazioni on-line da parte dei clienti».

Interessante, infine, il dato relativo all’attenzione riposta nei confronti della sicurezza. Le aziende italiane dimostrano in tal senso crescente consapevolezza, essendo ormai l’81,6% delle imprese dotata di politiche si sicurezza definite e soddisfacenti. In prevalenza, infatti, i problemi registrati dalle aziende solo relativi a guasti software/hardware, mentre gli attacchi esterni (3,4%) o gli accessi non autorizzati (2,9%) rappresentano problematiche pressoché marginali.

Fonte: AGI • Immagine: Anthony Majanlaht • Notizie su: