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Disconnect, l’altro “do not track”

Un ex dipendente Google lancia Disconnect, un'estensione per garantire agli utenti la privacy durante le sessioni di navigazione

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Web: accesso a informazioni e servizi mediante connessione Internet. Web 2.0: accesso e condivisione di informazioni, servizi e contenuti. Web 2.1: accesso e condivisione di informazioni, servizi e contenuti, ma con un occhio di riguardo alla privacy degli utenti. È questo il prossimo step nell’evoluzione della grande Rete auspicato da Brian Kennish che, dopo aver toccato il tetto di oltre 50.000 download in due settimane con l’estensione Facebook Disconnect per Chrome, ha lasciato il suo impiego in Google per dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo di Disconnect, un progetto finalizzato a rendere più sicura la navigazione.

Allo stato attuale Disconnect è disponibile per Chrome e Rockmelt, ma presto verranno rilasciate anche le versioni destinate a Firefox e Safari. Il suo compito è quello di garantire che le informazioni degli utenti non vengano intercettate, immagazzinate e manipolate da terze parti durante l’utilizzo di siti e portali come Digg, Google, Twitter, Yahoo e, ovviamente, Facebook, come dichiarato dallo stesso Kennish sulle pagine di TechCrunch:

Circa tre settimane fa ho lasciato il mio lavoro all’interno di Google, così da poter aiutare i navigatori a capire meglio cosa viene fatto con le informazioni che condividono inconsapevolmente, e per sviluppare strumenti che consentano loro di controllare con semplicità i propri dati.

Tutto questo può essere riassunto con il termine Web 2.1, una sorta di patch per la privacy da applicare al Web.

Al contrario di altri tool oggi disponibili, come ad esempio quelli per il blocco di banner e pop up, Disconnect non compromette il caricamento degli elementi contenuti nelle pagine di un sito, ma interrompe tutte quelle richieste di trasferimento dati che, restando all’oscuro degli utenti, inviano informazioni relative a cookie, cronologia e ricerche effettuate. L’interfaccia dell’estensione, inoltre, consente di visualizzare le richieste bloccate, così da autorizzare eventualmente un sito specifico.

Per molti versi il progetto ha il medesimo sapore del “Do not track” auspicato dalla FTC e promesso da Microsoft per Internet Explorer. Come intuibile, il percorso sarà comune per tutti ma differenti saranno le modalità con cui questo tipo di tecnologia verrà implementata dalle varie soluzioni sul mercato.

Fonte: TechCrunch • Notizie su: