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Wikileaks, è l’ora di Bank of America

Anche Bank of America ferma le transazioni di danaro verso Wikileaks. Ma i motivi potrebbero andare ben oltre le policy

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Bank of America ha comunicato di volersi accodare a PayPal, Visa e Mastercard nell’annullamento di ogni transazione che possa portare denaro alla causa di Wikileaks. Nessun attestato ufficiale pubblicato sul sito dell’istituto, ma la notizia è comunque trapelata per mezzo di un comunicato rilasciato ai media d’oltreoceano.

Bank of America, recita il comunicato, «non gestirà transazioni di alcun tipo per le quali si abbia ragione di credere che possano essere per Wikileaks. Questa decisione è basata sulla ragionevole convinzione per cui Wikileaks possa essere impegnata in attività che, oltre ad altre cose, potrebbero essere incompatibili con le nostre policy interne». Le motivazioni ufficiali, insomma, si accodano in tutto e per tutto a quanto reso noto nei casi antecedenti: una incompatibilità non meglio precisata con le policy è ciò che viene dato in pasto all’opinione pubblica per interrompere il flusso di denaro verso Wikileaks. Ma dietro le motivazioni di facciata potrebbe esserci molto di più.

Fin da quando il Cablegate è cominciato, il team di Assange ha fatto sapere di essere pronto a rilasciare migliaia di documenti relativi ad un grosso istituto bancario USA. Nessun nome, tante allusioni. Ed ora, a poche ore dal rilascio di Assange e dalla chiusura dei rubinetti da parte di Bank of America, una velata conferma giunge dal profilo Twitter del team Wikileaks:

Wikileaks minaccia Bank of America

Wikileaks minaccia Bank of America

Un primo tweet chiede a tutti coloro i quali amano la libertà di togliere i propri fondi dalle disponibilità di Bank of America: una sorta di rappresaglia simile a quella lanciata (senza successo) nei giorni scorsi dall’eclettico Eric Cantona. Un secondo tweet suggerisce di spostare i fondi, alludendo ad un nuovo scandalo pronto a scoppiare. Ed in questa allusione v’è un messaggio ben più forte della richiesta del tweet precedente.

In una vecchia intervista di Assange, inoltre, il leader del progetto Wikileaks spiegava di avere in mano 5GB di documentazione proveniente direttamente dall’istituto con il quale è iniziato l’odierno braccio di ferro: a distanza di un anno ogni tassello viene ad avere un proprio significato e quell’intervista di allora assume oggi l’importanza che merita.

Il Cablegate sembra insomma destinato a vivere un nuovo importante capitolo: in un momento in cui le banche di tutto il mondo sono in bilico sotto i colpi della crisi economica, i documenti in uscita potrebbero essere una vera e propria bomba ad orologeria. Tutto ciò a pochi giorni dal ritorno in aula di Julian Assange, il quale dovrà rispondere dei reati di natura sessuale di cui è accusato e per il quale potrebbe essere estradato in Svezia.

Fonte: CNet • Immagine: Michael Gray • Notizie su: