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Impariamo a conoscere l’IPv6

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Abbiamo visto che tra pochi mesi il tanto atteso IPv6 arriverà tra noi e porterà una vera rivoluzione nel settore delle TLC. Molti di voi ci hanno chiesto cosa accadrà a noi utenti finali, se cambierà qualcosa, se dovremo spendere soldi per cambiare router, switch etc., insomma come verrà gestita la migrazione. Iniziamo subito con il dire che se i provider faranno la loro parte correttamente, non ci sarà nessun problema. Il passaggio all’IPv6 è stato studiato proprio per dare meno problemi possibili e la migrazione completa con l’eliminazione dell’IPv4 avverrà solo nel 2025, quindi ci sarà molto tempo per adeguarsi.

Prima di tutto facciamo una breve e panoramica didattica sull’IPv6. L’IPv6 nasce per dare la possibilità di poter disporre di più indirizzi IP, una cosa fondamentale vista la continua crescita esponenziale del Web.

Quello che salterà subito all’occhio per noi utenti finali sarà la composizione dell’indirizzo IP. Tra pochi mesi un indirizzo tipo IPv6 sarà lungo 128bit cioè 32 cifre esadecimali.

In senso pratico, oggi un IP classico può essere del tipo 212.216.172.62, domani sarà per esempio “2001:0db8:85a3:08d3:1319:8a2e:0370:734”

Inoltre oggi siamo abituati a parlare di reti e sotto reti, mentre nel prossimo futuro ogni utente dovrebbe poter disporre di un’intera classe IP da assegnare alle proprie periferiche, tanto che si parla addirittura di “Personal IP“, cioè che ogni utente possa mantenere i propri indirizzi di rete costanti indipendentemente dalla connessione, un po’ come si fa oggi con i numeri di telefono.

Quello che potrà disorientare all’inizio sarà proprio la visualizzazione dei nuovi IP. Ci sono infatti alcune regole che permettono di accorciare l’IP mantenendo l’equivalenza dei valori. Per esempio,:0000: può essere abbreviato in:0:. Ma per questo ci sarà tempo.

Cosa succederà a noi utenti finali il giorno in cui ci sarà il fatidico passaggio?

Nulla, già oggi molti di noi viaggiano senza saperlo su reti IPv6, e questo grazie ad alcuni accorgimenti come il tunnelling. Questo ci permetterà di poter usufruire senza problemi della nostra attuale infrastruttura anche se non dovesse supportare l’IPv6.

C’è da dire che i moderni sistemi operativi supportano già nativamente l’IPv6, ma così non è per i router, switch e software di terze parti.

Questo significa che in futuro per sfruttare appieno dei vantaggi dell’IPv6, dovremo aggiornare progressivamente la nostra infrastruttura, cambiando router e switch e aggiornando i nostri principali software. Ma come detto all’inizio niente paura, se non ci saranno modifiche, avremo tempo sino al 2025.

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