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Ecco come l’Egitto ha bloccato Internet

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Dopo i recenti tristi fatti che stanno colpendo l’Egitto e il clamoroso blocco delle telecomunicazioni con il taglio di Internet, ci siamo chiesti, come fosse possibile che in poche mosse il Governo egiziano abbia potuto “tagliare” le linee senza ricevere una qualche resistenza dai provider. Abbiamo un po’ cercato in Rete e abbiamo trovato la risposta.

Dal punto di vista strettamente tecnico abbiamo scoperto che in Egitto ci sono 5 provider: Vodafone-Raya, Link Egypt, Telecom Egypt, Etisalat Misr e NoorGroup. Secondo quanto abbiamo rilevato, il Governo Egiziano ha chiesto, cioè “imposto” (superfluo immaginare come) a Vodafone-Raya, Link Egypt, Telecom Egypt ed Etisalat Misr di agire sulla tabelle di routing dei loro nodi principali per bloccare il traffico prima dei social network come Twitter e Facebook, poi il traffico di Google e infine “chiudere totalmente i rubinetti”.

C’è da dire ancora due cose: il traffico non è del tutto bloccato in quanto l’Africa per la rete mondiale è uno snodo fondamentale e dunque per gli esterni è concesso passare ancora per questi nodi, ma solo se la destinazione finale sono server al di fuori dell’Egitto.

Inoltre il provider egiziano NoorGroup sembra ancora attivo. Questa anomalia sarebbe da ricercarsi nel fatto che attraverso questo provider passano i dati di borsa e dunque dell’economia del Paese.

Ma in queste situazione l’uomo sa farsi furbo e sa trovare spesso vie alternative. Come? Grazie al tanto “snobbato” doppino telefonico e un banale modem analogico. Visto che i telefoni fissi ancora funzionano, molti egiziani si sono connessi utilizzando soluzioni “dial up” estere (in Svezia sembra), messe a disposizione da alcuni gruppi di privati. In alternativa sono state utilizzate tecnologie wireless e GPS. Insomma il Governo avrà anche censurato i mezzi principali di comunicazione, ma la gente ha trovato comunque il modo di far sentire la propria voce.

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