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Killzone 3: Guerrilla parla dell’hardware PS3 e della lotta al jailbreak

La software non ha sfruttato al massimo le potenzialità della PS3 per Killzone 3

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Quando un titolo importante si affaccia sul mercato, gli sviluppatori spesso dichiarano di aver sfruttato al massimo le potenzialità dell’hardware messo a disposizione dalla piattaforma di turno. Lo ha fatto anche Guerrilla Games in occasione del lancio di Killzone 2 nel 2009, ma il team ha dichiarato di non voler ripetere lo stesso errore con Killzone 3.

A parlarne è il managing director dell’azienda Hermen Hulst, che prende come esempio i progressi fatti registrare dal comparto tecnico del terzo capitolo rispetto al predecessore: “In Killzone 2 abbiamo introdotto l’anti-aliasing per migliorare l’impatto visivo di modelli poligonali e texture, pensando che questo ci avrebbe spinti fino al limite delle capacità di calcolo della PlayStation 3“.

Prosegue Hulst, “L’evoluzione delle tecniche di programmazione ci ha permesso di ottenere risultati di gran lunga migliori in Killzone 3, che vanta il triplo dei poligoni su schermo rispetto al passato. Forti di questa esperienza, preferiamo non escludere la possibilità di assistere in futuro a ulteriori miglioramenti”.

È invece il producer Steven Ter Heide a spiegare come Guerrilla Games, in collaborazione con Sony, intende combattere la diffusione delle copie pirata di Killzone 3, resa possibile dalle più recenti tecniche di jailbreak messe a punto dalla comunità hacker. A questo scopo la software house terrà costantemente monitorate le statistiche di gioco, le classifiche con i punteggi provenienti da ogni parte del mondo e i feedback ricevuti, al fine di adottare le contromisure necessarie tramite il rilascio di aggiornamenti o l’esclusione dai servizi online.

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