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Sette app su dieci violano le licenze open source

Secondo un'analisi condotta da OpenLogic, il 70% delle applicazioni nell'App Store e nell'Android Marketplace violano alcune licenze open source.

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Il mondo mobile è sotto accusa: a puntare il dito contro le applicazioni per smartphone è OpenLogic, società operante nel mondo dell’open source. Secondo un’analisi condotta dal gruppo, infatti, circa il 70% delle app presenti negli store di Apple e Google violerebbero alcune licenze open source. App Store e Android Marketplace, insomma, sarebbero ricchi di contenuti rilasciati in maniera inappropriata dai rispettivi programmatori.

Su un campione di 635 applicazioni esaminate, sono ben poche quelle che utilizzano porzioni di codice rilasciate con licenza aperta ma poi sfruttate in maniera inappropriata dagli sviluppatori: sono 52 quelle distribuite con licenza Apache, mentre il numero scende a 16 se si considera invece la licenza GPL. In molti casi ad essere coinvolti non sono singoli sviluppatori, bensì marchi di un certo calibro che forniscono i propri servizi in mobilità tramite un’app per smartphone.

Le suddette licenze permettono di riutilizzare il codice da parte dei programmatori, che però devono seguire alcune semplici regole, per lo più legate alla ridistribuzione dello stesso con la medesima licenza e all’attribuzione dei diritti al relativo creatore. Solo in rare occasioni tale pratica è stata seguita alla lettera, a regola d’arte e con sviluppatori realmente consapevoli di aver utilizzato un prodotto a disposizione dell’intera comunità del software e intenzionati quindi a fornire i dovuti meriti a chi ha fornito loro il codice con il quale hanno realizzato le rispettive applicazioni.

Non è ancora noto in quali casi si sia trattato di un errore dovuto ad una scarsa conoscenza in materia di licenze software ed in quali invece gli sviluppatori abbiano deciso di violarle consapevolmente. Apple e Google non sono state tirate in ballo direttamente, ma potrebbero rientrare nella vicenda nel caso in cui venisse fatta esplicita richiesta di eliminare dagli store tali applicazioni. Quanto emerso dall’analisi di OpenLogic riporta però a galla un problema sempre vivo, per il quale in molti casi gli appelli provenienti dalla comunità open source sono caduti nelvuoto.

Fonte: InfoWorld • Notizie su: