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Amazon, ricerca istantanea sotto accusa (update)

Amazon è accusata di aver violato alcuni brevetti con la propria funzionalità per la ricerca in tempo reale dei prodotti sullo store.

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Tra le novità degli ultimi anni che hanno caratterizzato numerosi motori di ricerca figura la possibilità di ricevere suggerimenti istantanei sulla base dei caratteri digitali nel box di ricerca. Google, eBay, Apple e Bing sono solo alcuni esempi di quanto tale funzionalità sia ritenuta indispensabile per semplificare la vita agli utenti. Tra questi v’è anche Amazon, che però sembra aver agito in maniera non del tutto lecita. O almeno, è ad oggi Amazon l’unico gruppo che si vede puntata contro l’arma della sfida legale.

Il portale online di Amazon, così come gli strumenti per la ricerca su dispositivi mobile ed altri strumenti forniti dalla società, permettono infatti di digitare pochi caratteri per veder apparire un elenco di possibili parole chiave con le quali individuare il prodotto di cui si ha bisogno. La ricerca Instant è entrata però nel mirino di MasterObjects, gruppo che si occupa di realizzare e distribuire soluzioni in AJAX e Flash in grado di fornire in tempo reale risultati e suggerimenti di ricerca.

Secondo quanto sostenuto da MasterObjects, Amazon avrebbe utilizzato alcune tecnologie senza tener conto dei brevetti e dei costi di licenza che le caratterizzavano. Dalle parole si è passati ai fatti, con una richiesta formale di indagini per far valere i propri diritti nei confronti del colosso degli acquisti online. Ad essere coinvolto è il brevetto numero 7.752.326, relativo ad un sistema per l’invio di stringhe ad un sistema intelligente in grado di elaborare risultati pertinenti con quanto digitato per velocizzare la ricerca.

Ricerca istantanea su Amazon

Ricerca istantanea su Amazon

A esprimersi sul caso sarà la Corte Federale di San Francisco, cui è affidato il compito di rilevare le eventuali violazioni da parte di Amazon. Resta comunque il dubbio sul perché MasterObjects abbia puntato il dito esclusivamente contro la società di Seattle, quando sono in realtà centinaia i siti web che adottano tale soluzione per i propri strumenti di ricerca.

Update

Anche Google risulta essere stato coinvolto nella denuncia MasterObject. La rivendicazione è relativa al brevetto n. 7,752,326 descrivente un metodo per iniziare a mostrare i risultati della ricerca prima ancora che l’utente abbia dato il via alla ricerca stessa. Il brevetto descrive quindi, in buona sostanza, l’essenza stessa di Google Instant Search.

Fonte: TechCrunch • Notizie su: