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LTE, le frequenze sono ancora in bilico

Le frequenze necessarie per dare il via alla banda larga mobile di quarta generazione non sono ancora state liberate dalla Difesa: la trattativa è in atto.

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Lo stato rischia di giocare a rimpiattino con sé stesso. Tema del contendere è lo spettro di frequenze che dovrebbero essere destinate alla banda larga mobile, porzione che, prima di poter essere messa all’asta, va “ripulita” di tutti gli altri usi per poter essere destinata appieno a nuove funzioni quali ad esempio la banda LTE per il mobile.

In ballo ci sono due cose fondamentali, entrambe di grande utilità: in primis v’è l’uso stesso delle tecnologie di connettività che potrebbero essere abilitate grazie alla liberazione dello spettro; inoltre v’è il forte introito previsto dall’asta per l’acquisto delle frequenze, denaro che diventa ossigeno puro per le magre casse dello Stato. In questo quadro che sembra del tutto lineare, ove il Governo non ha interesse teorico alcuno a rallentare le procedure, il percorso verso l’asta sembra invece procedere con difficoltà e tutto ciò per motivi ancora non chiari.

Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, appare comunque fiducioso:«Le frequenze saranno liberate perché non possono non esserlo. C’è una forte e convergente pressione dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico e anche della Presidenza del consiglio». Tra le righe si legge invece una certa resistenza da parte del Ministro per la Difesa, Ignazio La Russa, il quale pretende probabilmente qualcosa in cambio per le frequenze che proprio l’Esercito si dovrebbe apprestare a liberare in favore di altri usi.

Le frequenze in ballo sono quelle da 2.6MHz. La Difesa non le avrebbe negate del tutto, ma vorrebbe comunque qualcosa come contropartita. È lo stesso Calabrò a spiegare che le trattative sarebbero in atto: «Le frequenze della Difesa non sono sparite. Il ministero della Difesa ha mostrato una tendenza alla disponibilità». Disponibilità che significa trattativa. Una trattativa tra ministeri che, a questo punto, rischia però di rallentare il processo che porta alla banda larga mobile di nuova generazione, elemento del tutto fondamentale per l’innovazione nel nostro paese.

Fonte: Reuters • Via: La Repubblica • Notizie su: